Servono lavori per la manutenzione e la messa in sicurezza del fiume Ronco anche sulla sponda forlivese, visto che dall’altra parte, in territorio ravennate, qualcosa si è già mosso. È la richiesta di alcuni residenti che si affacciano su via Ravegnana a Durazzanino, al confine con l’altra provincia. La sistemazione di argini e golene tarda a essere attuata e così gli abitanti hanno scritto al Comune per avere chiarimenti, per ora senza ricevere risposte certe. Finora si è visto solo il taglio di qualche pianta, ed è proprio il confronto con l’altra sponda del Ronco a non lasciare tranquilli i forlivesi. Anche in questa zona, infatti, l’alluvione del maggio 2023 ha fatto gravissimi danni e i residenti si sono, o si stanno, rialzando con fatica.
«Abitiamo a Durazzanino, all’altezza del civico 473, prima del Canale Emiliano Romagnolo – dice una residente –. Nel 2023 il fiume Ronco è esondato proprio davanti a casa nostra, ma non riusciamo a capire quale sia il piano dei lavori. Finora hanno solamente pulito la vegetazione, ma cosa verrà fatto per la messa in sicurezza non lo sappiamo. Sarà perché siamo al confine con Ravenna, sta di fatto che ognuno dice che è di competenza dell’altro e nessuno è mai venuto a vedere la situazione, almeno per quanto ne sappiamo noi. Non ci hanno nemmeno chiesto quale fosse il punto esatto in cui il fiume ha rotto. E pensare che io, in quell’occasione, avevo un metro di acqua in casa. Qui ci sono cinque famiglie che hanno subito gravi danni. Abbiamo ricevuto i ristori, però ci chiediamo se qualcuno abbia mai davvero compreso che anche qui il fiume è esondato. Già l’anno scorso, quando si sono alzati tutti i fiumi, il livello si è pericolosamente avvicinato all’argine».
«All’epoca dell’alluvione ci siamo sentiti completamente abbandonati – racconta un’altra residente –. Mio babbo era appena tornato dall’ospedale con il femore rotto e per fortuna, insieme a mio marito, siamo riusciti a portarlo al piano superiore. L’acqua ha invaso le quattro o cinque abitazioni della strada. Come gruppo di case ci siamo mossi da soli per far sapere che eravamo in difficoltà, e un grande aiuto è arrivato da amici e conoscenti. Successivamente abbiamo visto che dalla parte opposta del fiume sono stati fatti dei lavori, mentre da noi, a parte qualche albero tagliato adesso, non è stato fatto nulla. Ho scritto una mail al Comune qualche giorno fa e mi è stato risposto che stavano intervenendo, ma non si capisce su quale sponda. In questi anni sul nostro argine non è stato fatto niente: il problema è che la sponda opposta è stata sistemata, mentre la nostra è visibilmente più bassa. I fossi li abbiamo puliti da soli e così abbiamo evitato problemi con le piogge successive. Purtroppo siamo in una zona d’ombra, dove le responsabilità vengono rimpallate tra Anas, Consorzio di bonifica e Cer».