ll palco di Pontida si è da poco spento con l’appello all’unità lanciato dal segretario Matteo Salvini: «La Lega vince solo se unita. È una sola». Un proclama chiaro, pensato per blindare la linea nazionale e mettere a tacere il dissenso interno, che però rischia di finire nelle aule del Tribunale. Infatti, non è tardata la risposta da parte di chi quell’unità la vede come una definitiva cancellazione delle radici storiche del movimento. Gianluca Pini, ex deputato e tra i principali promotori del Comitato per la riconvocazione del Congresso federale della vecchia Lega Nord, rigetta con forza la narrazione salviniana. La battaglia per la riattivazione del brand originario della Lega Nord non è un retaggio del passato, ma un’iniziativa politica che punta a ripristinare la legalità interna del partito. «È l’ennesimo tentativo di Matteo Salvini di tirare a campare, contando sulla sua claque - dice senza mezzi termini il forlivese Gianluca Pini -. A Pontida c’erano i salviniani, non i leghisti. Così come il congresso annunciato è quello di Salvini, non della Lega Nord, sia ben chiaro. Il problema è che il segretario non ha più nulla da dire e manca completamente di una visione strategica per il Paese, nascondendosi dietro i soliti proclami e cercando solo di tirare a campare fino alle prossime elezioni, distruggendo tutto quello che avevamo costruito a livello nazionale e locale come Lega Nord». La spaccatura non è soltanto ideale o identitaria, ma si sta formalizzando sul piano giuridico. Ieri sono infatti scaduti i termini della diffida presentata dal Comitato per chiedere la convocazione dell’assise congressuale del vecchio partito. «Andremo avanti per la nostra strada - ribadisce l’ex deputato -. Se non avremo risposte concrete dal commissario, già da oggi intraprenderemo azioni legali pesanti». Dalla sede federale da settimane filtrano accuse non di poco conto verso gli scissionisti e i nostalgici, tacciati di sollevare polveroni al solo scopo di conquistare visibilità e una posizione politica. Una ricostruzione che Pini respinge con decisione: «Niente di più falso. Nel 2018, proprio perché non ero in linea con la nuova deriva del partito, ho rinunciato spontaneamente alla mia candidatura: più chiaro e trasparente di così - conclude l’ex parlamentare -. Ciò che non accetto è che si distrugga impunemente quanto fatto dalla Lega Nord in decenni di lotte. Il congresso che vogliono fare sarà solo ed esclusivamente quello di Salvini: un’assise blindata che non darà modo ad altri di candidarsi, creata su misura per farsi acclamare dai suoi fedelissimi e certo non dalla vera classe dirigente del partito».
Forlì. Scontro nella Lega, il Comitato pronto alle vie legali anche dopo Pontida