Forlì, schiaffeggiò un alunno di 8 anni: maestra condannata a tre mesi

Forlì
  • 08 ottobre 2026

Tre mesi per avere schiaffeggiato un alunno di appena otto anni. È la sentenza pronunciata dal giudice Andrea Priore a carico di un’insegnante di 57 anni, al termine del processo che la vedeva imputata per episodi avvenuti all’interno dell’edificio scolastico. Il minimo della pena, inferiore anche ai quattro mesi richiesti dal pubblico ministero nel corso della requisitoria. Il giudice ha inoltre riconosciuto alla donna i benefici di legge e la non menzione della condanna sul casellario giudiziale, misura che permette di evitare la detenzione e di mitigare l’impatto della sentenza sulla vita personale e professionale dell’imputata.

I fatti e la denuncia

La vicenda ha preso il via dalla querela presentata dai genitori del piccolo, frequentante la terza elementare, i quali hanno poi scelto di non costituirsi parte civile nel corso del processo a carico della maestra. Il bambino, affetto da problematiche di salute che gli provocano improvvise ed incontrollabili esplosioni di agitazione, era affiancato da un docente di sostegno fin dai primi anni di scuola. L’imputata, che all’epoca dei fatti insegnava matematica, musica e scienze motorie in una classe di 22 alunni, era accusata di condotte gravissime: secondo l’accusa avrebbe a più riprese strattonato e colpito il bimbo, togliendogli le scarpe, ponendogli un cestino dei rifiuti in testa e persino chiudendolo a chiave in bagno. Ricostruzione fermamente respinta dalla docente.

La deposizione della maestra

Durante la sua deposizione in aula, infatti, la 57enne ha ricordato quanto accaduto a metà dicembre di quell’anno scolastico, quando il piccolo fu colto da una grave crisi rientrando dalla ricreazione. La maestra ha spiegato di essersi frapposta fisicamente per impedirgli di uscire dall’aula in stato di forte alterazione, nel tentativo di tutelare l’incolumità sua e dei compagni: «Mi sono seduta con la sedia davanti alla porta, bloccando la maniglia con il braccio. Nella sua agitazione mi ha colpito più volte al volto, procurandomi lesioni ancora visibili». «Non ho mai messo le mani addosso a un bambino, sono stata io a subire le conseguenze del suo agire inconsapevole», ha sostenuto la donna. Un elemento chiave su cui ha fatto perno la difesa che più volte ha ribadito come l’insegnante sia stata l’unica persona a riportare lesioni refertate al pronto soccorso.

Il ricorso in Appello

Decorsi i novanta giorni previsti per il deposito delle motivazioni, con ogni probabilità la maestra, tramite il legale, impugnerà la sentenza di primo grado e presenterà ricorso in Appello per chiedere l’assoluzione piena.

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