Promesse svanite nel nulla, messaggi confusi su whatsapp e, soprattutto, un cantiere mai partito. Si è conclusa con una condanna la vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti un cittadino forlivese, desideroso di ristrutturare il proprio immobile di via Riva, e il professionista a cui si era affidato. Il giudice Emanuele Picci del Tribunale di Forlì, ha infatti condannato quest’ultimo alla restituzione integrale di 18mila euro, oltre a interessi e spese legali.
La vicenda prende il via nell’agosto del 2023. Il proprietario dell’immobile firma una lettera di incarico professionale, configurando un mandato con rappresentanza: il professionista avrebbe dovuto gestire “in nome e per conto” del committente l’intera ristrutturazione della casa, per un valore complessivo dell’appalto stimato in oltre 100mila euro. Compiti precisi che spaziavano dall’organizzazione dei lavori alla scelta delle imprese e del direttore dei lavori, fino alla fornitura dei materiali.
A suggello dell’accordo, il committente versa immediatamente tramite bonifico due somme: 3mila euro a titolo di “rimborso spese” e 15mila euro come acconto per le pratiche edilizie. Nonostante il contratto fissasse la scadenza dei lavori al 31 gennaio 2024, a dicembre 2023 nulla si era ancora mosso. Di fronte ai solleciti e alle diffide, il mandatario ha iniziato a fornire giustificazioni fumose e incoerenti, smentite poi dalle stesse indagini e dalle chat.
Nel corso del procedimento civile, il professionista ha scelto la linea del silenzio, rimanendo contumace. Una condotta che, sebbene non equivalga a una confessione automatica, ha permesso al giudice di valutare il solido quadro probatorio presentato dall’avvocato della parte lesa.
A incastrare il convenuto sono stati proprio i messaggi whatsapp e i documenti allegati, che hanno dimostrato l’assoluto immobilismo del cantiere e la mancata presentazione dei permessi necessari. Per questo motivo, il Tribunale ha accertato la legittimità del recesso dal contratto per inadempimento, formalizzato dal proprietario già a fine 2023.
Secondo quanto riportato nel verdetto il mandatario infedele dovrà restituire i 18mila euro ingiustificatamente trattenuti, gravati da rivalutazione e interessi legali. A suo carico anche le spese di lite, quantificate in oltre 5mila euro più accessori di legge.