A bocce ferme, spenti i riflettori del salone comunale dove giovedì sera si è tenuto l’incontro di aggiornamento “Ricostruzione post alluvione-lavori in corso e progettazione”, ciò che resta non è solo il freddo elenco dei numeri e delle risorse snocciolati dai tecnici. Il “termometro” della serata misurato tra i cittadini segna ancora una temperatura di forte preoccupazione. Insomma, i milioni di euro stanziati e gli interventi effettuati ancora non bastano a placare l’ansia di chi vive nei quartieri martoriati dalle alluvioni del 2023 e del 2024. Pur apprezzando quanto fatto finora, non usa giri di parole la presidente del Comitato Vittime del fango, Alessandra Bucchi: «Ci aspettavamo un cambio di passo che non c’è stato. Ci sono ancora molte idee e poche certezze su finanziamenti e tempi di realizzazione delle opere». Nel mirino finisce soprattutto la gestione delle emergenze. «A Villanova, il giorno di Natale, le persone hanno tremato di nuovo. E’ vero che in un’ora si è intervenuti per porre rimedio, ma è la terza volta che quella pompa non parte. In poche parole c’è ancora troppo da fare e difficilmente lo si porterà a compimento in tempi brevi. Serve un approccio innovativo, non si può affrontare il cambiamento climatico con vecchie logiche se vogliamo mettere in sicurezza il territorio». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il coordinatore del comitato di quartiere dei Romiti, Stefano Valmori che sottolinea il peso psicologico dell’incertezza: «Le delucidazioni tecniche vanno bene, ma coinvolgerci di più e una maggiore concretezza ci avrebbe rassicurati. Sono tre anni che sentiamo le stesse cose: per carità ben vengano gli interventi messi in atto, ma dove sono le casse di espansione a monte del Montone? Quando potremmo avere un minimo di speranza? La sicurezza c’è?». Tanti gli interrogativi, specie dopo il 25 dicembre scorso. «Abbiamo rischiato di nuovo – aggiunge Valmori –. A Natale lo abbiamo toccato con mano, la natura ci sta dicendo che non aspetta più. La speranza è tutta nel 2026, anno in cui dovrebbe vedere la luce l’impianto “Fontana 2”. Dopo tre anni speriamo venga realizzato veramente e che si passi dalle slide ai fatti». Più cauto, ma non meno esigente, il commento di Elisa Zanetti del quartiere San Benedetto. Se da un lato viene promosso lo sforzo informativo del Comune, l’attenzione resta alta sulla pianificazione strutturale: «Aspettiamo il convegno di fine febbraio con le Autorità di Bacino per capire il destino delle vasche di laminazione», dice la coordinatrice. Una nota positiva arriva finalmente per il parco Scaldarancio: «Dopo tre anni di attesa e criticità, finalmente ci sono i fondi. Restituire l’area alla città e alla nostra comunità è l’unico modo per evitare che aumentino le difficoltà nella gestione di alcune situazioni di degrado che inevitabilmente si sono venute a creare visto le condizioni in cui versa tuttora il parco».
Forlì. Ricostruzione post-alluvione, tutti i dubbi dei quartieri e del Comitato vittime del fango