Forlì ricorda il naufragio della Consolata

Ottant’anni dopo, il dolore è ancora un filo teso che unisce due comunità, trasformando la memoria in un impegno collettivo di speranza. Si è tenuta ieri la commemorazione dell’ottantesimo anniversario del naufragio della Consolata, avvenuto il 21 luglio 1946. Un dramma che spezzò la vita di 17 persone del quartiere forlivese Bussecchio, di cui ben 9 bambini sotto i 10 anni, in quella che doveva essere una giornata di festa e rinascita del secondo dopoguerra.

Il momento centrale della cerimonia è stato lo scoprimento della nuova targa commemorativa realizzata in occasione dell’ottantesimo anniversario, un gesto simbolico per non dimenticare le vittime e il dolore di quella giornata d’estate. Ad accompagnare la cerimonia le note solenni della Banda di Carpinello, che hanno scandito il ricordo di una ferita mai del tutto rimarginata.

«In quel luglio del 1946 si guardava al futuro con speranza e fiducia - ha ricordato il vescovo Livio Corazza -. C’era tutto da ricostruire, comprese le relazioni umane dopo gli orrori della guerra. Una gita al mare rappresentava una boccata d’ossigeno, il tentativo di indicare un futuro migliore. Ma si trasformò in tragedia. Quella morte è ancora viva nei cuori dei parenti, che oggi affidano a noi le loro speranze. Anche da un dramma così immenso possiamo imparare: dobbiamo saper trovare occasioni per rinsaldare i legami profondo tra di noi».

Tra le storie che ancora straziano il cuore c’è quella del giovane Peddis, l’unico superstite del naufragio, che in quel tragico pomeriggio perse la moglie e i figli. Un dolore improvviso che lasciò un’intera comunità orfana del proprio futuro. L’evento è stato reso possibile grazie alla sinergia del Comune di Forlì, la Cooperativa Casa del Lavoratore, il comitato di quartiere Bussecchio, la Cooperativa casa del pescatore e il Comune di Cesenatico.

«Per la nostra città questo è diventato un momento di memoria imprescindibile - dice il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli -. Nel 1946 eravamo un borgo di pescatori che cominciava appena a rinascere. Questa tragedia è ancora vissuta come un trauma comunitario, proprio perché arrivò nel momento in cui si volevano lasciare alle spalle gli anni bui del conflitto. Da quel dolore, però, è nato un impegno: quella lezione è servita per cambiare radicalmente le dotazioni di sicurezza per chi va in mare». «Ritrovarsi e riscoprirsi come comunità è fondamentale, anche e soprattutto di fronte a pagine così dolorose della nostra storia - fa eco il vicesindaco di Forlì, Vincenzo Bongiorno -. Questo anniversario ci ricorda che spesso ci crediamo onnipotenti, e invece ci mostra quanto sia fragile l’esistenza umana». Ottant’anni dopo, i nomi delle diciassette vittime di Bussecchio sono ancora impresse nella memoria collettiva.

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