«Per la preziosa missione al servizio della costruzione di relazioni umane di vera pace e di dialogo tra credenti di diverse fedi religiose e anche con non credenti, con lo sguardo volto all’obiettivo primario di favorire la fratellanza fra i popoli. Generazioni sono cresciute dialogando con lui e seguendone gli insegnamenti cristiani». È un passaggio del riconoscimento che ieri il circolo Acli Lamberto valli e il Comune di Forlì hanno consegnato a don Sergio Sala. Un momento commosso e intimo che si è svolto nella casa del religioso alla presenza anche del vescovo, Livio Corazza.
«Mi sono fatta interprete di un sentimento di riconoscimento di tutta la cittadinanza, ma come Circolo Acli Lamberto Valli abbiamo inviato una richiesta al Comune per riconoscere l’impegno che don Sergio Sala ha profuso per questa città - ha spiegato Alessandra Righini, presidente del circolo Lamberto valli -. Don Sergio è stato parroco a lungo della chiesa di Ravaldino e nelle sue celebrazioni eucaristiche e ai suoi incontri riusciva a dare ai cittadini, in cerca di un significato, una risposta alle proprie domande. Don Sergio è stato il responsabile diocesano del dialogo ecumenico e interreligioso e ha saputo condurre questo dialogo e questo confronto con grande sapienza teologica, umanità e accoglienza realizzando quello che Papa Francesco in fondo chiedeva: una chiesa capace di dialogare anche con i non credenti».
Don Sergio Sala è stato a lungo anche insegnante di religione e ha avuto tra i suoi scolari anche il vicesindaco, Vincenzo Bongiorno, presente anche lui alla giornata di ieri. «Ricordo ancora con grande affetto le lezioni di don Sergio Sala come mio professore di religione al liceo scientifico - ha detto - . Mi ha insegnato una cosa che conserverò per sempre nella mente e nel cuore e cioè il valore del confronto. Mi ha insegnato che non esistono al mondo mai posizioni così distanti per le quali non si possa instaurare il terreno del dialogo e del confronto».
Commosso ma senza perdere la vena ironica, don Sergio Sala ha poi rivolto un pensiero proprio a quei giovani che, in queste settimane, sono protagonisti dei dissidi che spesso sono rimbalzati nelle cronica e non solo locali: «Mi ricordo il ’68 un po’ di confusione era prevista. Però il fatto nuovo di quest’anno è la giovane età di questi ragazzi che hanno fatto le rimostranze. Qual è il motivo? Il bisogno di essere riconosciuti in una società tecnologica, super organizzata ma in cui si perdono i rapporti. La Chiesa deve diventare la chiesa dell’amore che non è psicologia astratta ma l’aspetto più concreto della nostra psicologia umana: il bisogno di essere amati, considerati, riconosciuti e trasmettere la civiltà dell’amore come modo di essere».
«Bisogna ancora di più oggi essere uomini e donne di dialogo anche tra i ragazzi perché spesso sono influenzati più a enfatizzare i conflitti che ad apprezzare le diversità - ha sottolineato il vescovo Corazza -. Ci sono uomini che tengono vivo Dio, come don Sergio, perché il Signore vive naturalmente lì dove c’è amore, c’è, c’è speranza e c’è fiducia. Lunga vita a don Sergio e ai suoi ideali».