Sono giorni di angoscia per le sorti della bimba di 2 anni di Santa Sofia ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna per una meningite tubercolare. Le sue condizioni rimangono infatti gravi. Si tratta di una delle più serie forme di infiammazione dovuta al batterio che causa la tubercolosi.
Patologia rara
«La meningite tubercolare - spiega Gianluigi Belloli, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica di Forlì-Cesena - è una infiammazione delle meningi dovuta al micobatterio tubercolare, chiamato comunemente Bacillo di Koch. La meningite tubercolare rappresenta una forma extrapolmonare rara della tubercolosi. Nella maggior parte dei casi la malattia interessa i polmoni, ma possono essere coinvolte altre parti del corpo come, ad esempio, i linfonodi, l’apparato gastrointestinale, genitourinario, il sistema nervoso centrale, eccetera». La tubercolosi si trasmette per via aerea, attraverso le secrezioni respiratorie emesse nell’aria da un individuo contagioso, per esempio tramite saliva, starnuto o colpo di tosse. «A differenza di una patologia virale, come ad esempio i virus influenzali, virus del morbillo, virus Sars-Cov 2 che presentano una contagiosità elevata - esemplifica -, la trasmissione da individuo a individuo del bacillo tubercolare non è facilissima in quanto occorrono particolari condizioni. Ad esempio il malato deve essere affetto da tubercolosi polmonare attiva, la carica batterica deve essere molto elevata, il malato non deve essere in terapia; Occorre poi la presenza di sintomatologia respiratoria suggestiva, il contatto stretto e prolungato quotidiano in ambiente confinato in assenza o in caso di scarsi ricambi d’aria con il malato nei tre mesi precedenti l’insorgenza dei sintomi. Di fatto, tali condizioni sono di norma e preliminarmente soddisfatte nell’ambito dei membri del nucleo familiare. In caso di forme polmonari contagiose, la ricerca dei contatti stretti viene condotta anche all’interno delle collettività scolastiche o lavorative frequentate dal caso».
I dati
In Italia la vaccinazione antitubercolare non è inserita nel calendario vaccinale nazionale e regionale in quanto il nostro Paese non è classificato ad alta incidenza. «I dati regionali mostrano un’incidenza di nuovi casi di tubercolosi notificati in Emilia-Romagna pari a 7.5 per 100mila abitanti - quantifica -. Nell’Ausl Romagna i dati evidenziano un numero medio annuo di casi, calcolato nel periodo 2020-2024, pari a 74 casi con un’incidenza media annua pari a 6.6 casi per 100mila abitanti, inferiore al dato regionale». Ad essere i più colpiti sono i più piccoli.
Bambini i più a rischio
«La meningite tubercolare è una forma rara di tubercolosi extrapolmonare che colpisce prevalentemente l’età infantile - prosegue Belloli -. La malattia primaria colpisce l’organismo e dalla sede iniziale; ad esempio, dai polmoni l’infezione può disseminarsi per via ematica o linfatica, verosimilmente favorita dall’età del paziente o della presenza di co-patologie, in altre parti del corpo. I sintomi della meningite tubercolare sono correlati all’interessamento delle meningi e del sistema nervoso centrale e comportano complicanze maggiormente severe quando la persona interessata è un minore». Con i giusti trattamenti, la maggior parte dei pazienti guarisce: «l’andamento dell’esito favorevole di fine trattamento in Emilia-Romagna nell’anno 2023 dei casi di tubercolosi polmonare in soggetti di età sotto i 65 anni è pari a 82.7 % di quelli trattati, ciò a significare che il trattamento della tubercolosi porta a guarigione nella stragrande maggioranza degli episodi accertati».
In caso di positività alla malattia, scatta un rigido protocollo per intercettare precocemente la presenza eventuale di una patologia polmonare in atto nei contatti stretti del malato. Anche in caso di esito negativo, parte comunque la profilassi antibiotica che può protrarsi per diverse settimane. «Per i contatti con età inferiore ai 5 anni - conclude il direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica di Forlì-Cesena - si avvia spesso preventivamente, previa valutazione specialistica, il trattamento antitubercolare con rivalutazione successiva. La profilassi della tubercolosi in collettività si basa sull’individuazione precoce dei casi attivi e sul tracciamento dei contatti stretti per interrompere la catena di trasmissione».