«Noi non stiamo cercando colpevoli, stiamo cercando la verità affinché quella processuale possa coincidere il più possibile con la verità reale di quanto accaduto. Ci sentiamo in obbligo di far luce su quello che realmente è successo nell’alluvione 2023 perché vogliamo imparare dagli errori commessi nel passato per progettare un futuro più sicuro. Così Alessandra Bucchi, presidente del Comitato vittime del fango, ha aperto la conferenza stampa di ieri per spiegare le motivazioni che porteranno il Comitato ad opporsi all’archiviazione chiesta dalla Procura relativamente al fascicolo sui danni provocati dall’alluvione di tre anni fa. Per la Procura, in sostanza, l’alluvione fu un evento eccezionale e dunque non ci sarebbero responsabilità né per i sei decessi né per i danni causati dalle esondazioni. Una ricostruzione inaccettabile per il Comitato che, uno dopo l’altro, snocciola i tanti interrogativi rimasti senza risposta.
Forlì, «Quell’evento non fu eccezionale, servono risposte: no all’archiviazione»
I dubbi
«La lettura della consulenza tecnica della Procura pone, a nostro avviso, interrogativi che non consentono di considerare chiusa la vicenda – afferma Bucchi –. Il primo dato dal quale partire è estremamente significativo. I consulenti individuano come causa principale degli allagamenti “l’insufficiente capacità di convogliamento di alcuni tratti dei corsi d’acqua” rispetto alle portate di piena del maggio 2023. Spiegano inoltre che la localizzazione dell’allagamento dipende dalle condizioni locali, dalla geometria delle sezioni, dalle opere di attraversamento e dalle caratteristiche dell’intero bacino a monte. Non siamo dunque noi ad affermare che occorre guardare anche alle condizioni del territorio e dei corsi d’acqua. Lo affermano i consulenti della Procura».
La differenza
Ci sarebbe poi una fondamentale distinzione tra l’evento meteorologico e quello idrogeologico: «abbiamo rilevato che il pubblico ministero ha considerato l’evento dal punto di vista meramente meteorologico e non idrogeologico – spiega Bucchi –. Se è vero che l’evento meteorologico può anche considerarsi eccezionale, l’evento idrogeologico non lo è. Qual è questa differenza? Che l’evento meteorologico valuta la pioggia caduta nelle 24-48 ore, mentre l’evento idrogeologico va valutato invece nei tempi di corrivazione (è il tempo che ci impiega la pioggia a formare l’onda di piena, di fatto dal crinale fino a Schiavonia, ndr) che sono pari al massimo a 12 ore». Secondo gli stessi consulenti della Procura, dunque, l’evento di piena del Montone del 16 maggio 2023, pur significativo, non aveva carattere di eccezionalità dal punto di vista idrologico. «Le precipitazioni furono necessarie, ma non sufficienti a determinare gli allagamenti – ragiona Bucchi –. C’è un altro passaggio della consulenza che riteniamo centrale. Gli stessi consulenti affermano che non può essere stabilito un nesso causale diretto e completo tra le precipitazioni e i danni. Le piogge vengono definite una condizione necessaria, ma non sufficiente per il verificarsi degli allagamenti. La consulenza individua, infatti, ulteriori elementi che possono determinare la tracimazione: caratteristiche geometriche inadeguate dell’alveo, vegetazione sulle golene e sulle sponde, restringimenti provocati da ponti e passerelle, terrapieni, murature e tombinature. Quanto ai cedimenti arginali, richiama possibili difetti strutturali o fenomeni di indebolimento intervenuti nel tempo».
L’argine
Altro punto sul quale il Comitato chiede ulteriori indagini riguarda la rottura dell’argine del Montone in sponda sinistra, a nord-est di via Locchi. «A pagina 22 i consulenti affermano che è plausibile che la presenza dello scatolare abbia costituito un punto di debolezza dell’argine, sul quale si sarebbero concentrati i fenomeni erosivi durante la piena, diventando così il punto di origine della rottura. Gli stessi consulenti concludono che l’esondazione del Montone fu dovuta sia alla insufficiente capacità di convogliamento del corso d’acqua sia alla presenza di debolezze strutturali locali dell’argine in sponda sinistra». Anche questo, per il Comitato, è un elemento che merita di essere approfondito. «Le carte dicono chiaramente che ci sono delle responsabilità – non usa mezzi termini il geologo Riccardo Galassi –. Non entrano nel dettaglio dei nomi, ma entrano nel dettaglio degli enti. Si dice chiaramente chi non ha fatto cosa. Non si può richiedere un’archiviazione. Ci sono ventiquattro domande che aspettano una risposta».