«L’8 maggio sarò in visita pastorale al vicariato Forlì Ovest. Pregherò e ricorderò San Giovanni Paolo II (e l’elezione di Leone XIV) con i fedeli della Cava». Le parole del vescovo Livio Corazza riattivano un tassello indelebile della memoria dei forlivesi: 8 maggio 1986. Quel giorno straordinario, papa Wojtyla giunge in visita a Forlì. L’uomo che di lì a tre anni avrebbe contribuito in modo determinante alla caduta del muro di Berlino e dei tanti steccati, non solo simbolici, che ancora laceravano l’Europa, alle 11.35 atterra all’eliporto ricavato nella spianata retrostante l’ex collegio aeronautico. Lo sforzo economico del Comune, coordinato dall’allora assessore alla Cultura Gabriele Zelli, per manutenzionare l’attuale Palazzo degli Studi e i vari punti di attraversamento del corteo, fu notevole. Ad attendere il pontefice in piazzale della Vittoria c’era l’arcivescovo di Bologna cardinale Giacomo Biffi, il vescovo Giovanni Proni, il sindaco di Forlì Giorgio Zanniboni e il ministro della Difesa Giovanni Spadolini, in rappresentanza del Governo italiano. Nel 1986 a Forlì si presenta un papa giovane e sorridente, per quanto non fossero ancora sopite le ferite dell’attentato subìto cinque anni prima in piazza San Pietro a Roma. Rispondendo al saluto delle autorità, Karol Wojtyla auspica «un altro risorgimento umano e cristiano». Ma fa riferimento anche allo stemma della città di Forlì, «nel quale l’aquila ghibellina si accompagna agli scudi guelfi», per indicare che «la fedeltà dell’uomo trova il suo fondamento nella fedeltà a Dio». Lungo il percorso, migliaia di braccia tese. Giunto in piazza Duomo, è sommerso dal saluto di centinaia di bambini delle scuole cittadine. Molti presenti ricordano con commozione il suo doppio omaggio alla Madonna del Fuoco, patrona della città: deposto un mazzo di fiori innanzi alla colonna mariana, si sofferma in preghiera nella cappella seicentesca all’interno della Cattedrale, per poi incontrare nella navata centrale ricolma gli ammalati e le monache di clausura. Uscito dalla chiesa madre, si reca in via dei Mille all’Istituto Santa Dorotea, oggi scuola Don Oreste Benzi, dove pranza insieme ai vescovi e ad alcuni invitati. Giovanni Paolo II provoca un vero tuffo al cuore dei forlivesi alle 15.45, al suo arrivo in piazza Saffi, dove è atteso da una folla valutata in circa 25mila persone. Atto focale della messa fu la somministrazione del sacramento del battesimo a sette bimbi, tutti figli di forlivesi. Fra questi Marta Ghini, che all’epoca aveva quattro mesi e oggi è in attesa del terzo figlio. «Col tempo – ammette –ho capito di aver ricevuto veramente una grazia grande, che sta segnando in positivo la mia vita di fede». All’interno del campanile di San Mercuriale rimane una lapide inneggiante al papa più amato, «difensore degli umani diritti, apostolo di quella verità che tanto ci sublima».
Forlì. Quarant’anni fa la visita di Giovanni Paolo II in città