Un intervento chirurgico all’anca, le complicazioni successive e una lunga battaglia legale durata anni. Si chiude con una condanna per responsabilità medico-sanitaria la vicenda esaminata dal Tribunale di Forlì, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento per un paziente sottoposto nel novembre 2014 a un’operazione di impianto di protesi all’anca sinistra.
Il giudice ha accertato la responsabilità, in solido, sia del medico ortopedico che ha eseguito l’intervento sia della struttura sanitaria in cui è stato effettuato, stabilendo un risarcimento complessivo di oltre 110mila euro per i danni subiti.
La vicenda
Tutto ha origine dal ricovero del paziente, avvenuto tra il 19 novembre e l’11 dicembre 2014, durante il quale viene eseguito l’intervento chirurgico. Dopo l’operazione, però, emergono complicazioni e un peggioramento delle condizioni di salute, che porteranno il paziente ad avviare un’azione legale per ottenere il risarcimento dei danni. Prima della causa vera e propria viene avviato un accertamento tecnico preventivo, come previsto dalla normativa in materia sanitaria, ma senza esito conciliativo. Da lì prende avvio il procedimento civile, durato diversi anni, con testimonianze, perizie e integrazioni tecniche.
Il processo
Nel corso del giudizio il Tribunale ha basato gran parte della propria decisione sulla consulenza tecnica d’ufficio medico-legale, ritenuta decisiva per ricostruire quanto accaduto e il nesso tra l’intervento e i danni riportati dal paziente. Secondo il giudice, il paziente ha dimostrato il peggioramento della propria condizione di salute e il collegamento causale con la condotta sanitaria, mentre medico e struttura non sono riusciti a fornire prova liberatoria sufficiente a escludere la propria responsabilità.
La decisione
La sentenza accoglie le richieste del paziente e stabilisce alcuni punti chiave: responsabilità medico-sanitaria solidale del chirurgo e della struttura; risoluzione del contratto di prestazione sanitaria per grave inadempimento; condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.
Il risarcimento è stato quantificato in 110.658 euro, cifra comprensiva di rivalutazione e interessi, oltre alle spese legali, anch’esse poste a carico dei convenuti.
Il ruolo dell’assicurazione
La sentenza affronta anche il tema delle coperture assicurative. Il Tribunale ha infatti accolto le domande di manleva, stabilendo che la compagnia assicurativa dovrà tenere indenne una delle parti dalle conseguenze economiche della condanna, secondo le quote di responsabilità accertate.
Un caso emblematico
La decisione si inserisce nel solco della giurisprudenza sulla responsabilità sanitaria, che attribuisce al paziente l’onere di dimostrare il danno e il nesso causale, ma impone al medico e alla struttura di provare l’assenza di colpa o l’imprevedibilità dell’evento. Nel caso specifico, il Tribunale ha ritenuto provato che l’intervento e la gestione post-operatoria abbiano contribuito in modo determinante ai danni riportati, tra cui limitazioni funzionali e conseguenze permanenti alla mobilità dell’anca. Una sentenza che chiude una vicenda durata oltre un decennio e che conferma l’importanza delle perizie tecniche nei contenziosi sanitari, oltre al principio della responsabilità condivisa tra medico e struttura.