Durante la notte gli animali tornano padroni del territorio, lontano dagli sguardi degli umani, liberi di muoversi. A “catturarli”, ma solo con le foto, per rimarcarne la bellezza e la capacità di adattarsi all’ambiente che li circonda ci ha pensato Marco Andreani, farmacista di professione, fotografo naturalista per passione, che ha dato vita al progetto “Around home”, del quale alcuni scatti sono esposti al Conad Stadium di Forlì all’interno della mostra “Diapason”, insieme alle opere di altri 13 autori.
«Questo progetto è nato nel novembre 2021 – spiega Andreani – quando vivevo in zona Magliano, periferia di Forlì. Mi sono comprato la mia prima videotrappola ed ho iniziato un po’ per gioco, cercando di imparare a riconoscere gli animali, dopo di che sono passato a un livello successivo: un sistema di fototrappolaggio che consiste in una fotocamera che è all’interno di una struttura che la rende impermeabile a polvere e acqua, un sensore di movimento e da uno a tre flash a seconda della foto che si vuole realizzare. Un sistema che comunica tramite dei trasmettitori di ricevitori di segnale. Tutto è collegato. In questo modo ho iniziato a documentare quella che è la vita notturna attorno a casa nostra. E quello che per me è risultato più sorprendente è stato lo sbocciare della vita nel momento in cui noi allentiamo un po’ la pressione su questi ecosistemi, frammentati e abusati dall’attività dell’uomo».
Lo scopo è anche quello di puntare l’attenzione sul tema della tutela dell’ambiente e mostrare alle persone queste realtà che vivono fuori dalle nostre case. «Anche far conoscere quanto incidono le nostre attività sulla vita degli animali: durante le notti ho fatto tante foto di animali che evidentemente di giorno soffrono la nostra presenza. La resilienza di questi animali che continuano a trovare soluzioni in situazioni che sono critiche per loro». Ecco quindi immortalati gatto selvatico, lupi, faine, tassi. «Il gatto selvatico è quello che mi ha stupito di più – riprende Andreani –. Diciamo che per la definizione certa sarebbe servito un riscontro genetico che ovviamente non ho potuto fare, ma l’analisi delle foto porta a identificare questo animale, che non pensavo potesse trovarsi a questi livelli o in posti molto movimentati. Questo è quello che mi ha sorpreso di più, anche se devo dire che l’incontro col lupo è sempre qualcosa di incredibile».
Nell’esposizione al Conad Stadium Andreani ha portato nove scatti. «La scelta è stata fatta seguendo il mio stile, ovviamente io non sono fotografo di professione, però lo indicherei come minimalista e rappresentato da neri molto carichi».