Forlì, prof di cucina senza diploma e mai entrato in classe: condannato

Forlì

Un diploma “fantasma” per ottenere una cattedra da docente di cucina, seguito da una sfilza di assenze che gli hanno permesso di non mettere mai piede in classe pur continuando a percepire regolarmente lo stipendio. La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Emilia-Romagna ha condannato un 32enne originario della Campania, al risarcimento di 18.814,24 euro in favore del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il fatto

La vicenda si è consumata tra le mura dell’Istituto professionale «Ruffilli» di Forlì. L’uomo era stato inserito nelle Graduatorie provinciali per le supplenze e, il 9 settembre 2024, aveva ottenuto un contratto a orario completo (18 ore settimanali) fino al 30 giugno 2025 per l’insegnamento nei laboratori di servizi enogastronomici. Un posto dietro ai fornelli della scuola superiore, svanito però sotto la lente dei controlli d’ufficio.

L’allarme

A far scattare l’allarme è stata una formale segnalazione dell’Ufficio Scolastico Regionale nel giugno 2025. Verificando le autocertificazioni presentate dal docente, i funzionari ministeriali hanno scoperto un’anomalia insuperabile: il titolo di studio dichiarato - un diploma in “Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera” - risultava formalmente rilasciato da una scuola tecnica commerciale, priva di qualunque autorizzazione ministeriale o riconoscimento di parità per l’indirizzo alberghiero e professionale. Oltre alla gravità del titolo inesistente, la Procura contabile - rappresentata dal sostituto procuratore generale Antonio Senatore - ha contestato il fatto che il docente non avesse mai svolto un solo giorno di effettiva attività didattica. Subito dopo la firma del contratto, infatti, il professore ha accumulato una sequenza ininterrotta di assenze giustificate da congedi parentali, malattie personali e cure per il figlio minore. Una condotta che ha costretto l’Istituto «Ruffilli» a ingaggiare e pagare ulteriori supplenti per coprire i laboratori rimasti sguarniti, gravando doppiamente sulle casse dello Stato.

La difesa

Davanti ai giudici contabili di Bologna, la difesa del docente ha tentato di contestare la sussistenza del dolo e la quantificazione del danno, invocando alcune recenti sentenze che attenuano i risarcimenti qualora l’amministrazione abbia comunque tratto una “utilità” dalle mansioni concretamente svolte dal dipendente. Un’argomentazione respinta con fermezza dal collegio presieduto da Vittorio Raeli (con Francesco Liguori magistrato relatore).

La decisione

Nella sentenza depositata il 5 maggio scorso, i magistrati hanno chiarito che un lavoratore della scuola non poteva in alcun modo ignorare che un istituto commerciale non avesse la facoltà di rilasciare diplomi alberghieri. Inoltre, la totale assenza dall’aula per l’intero anno scolastico ha azzerato qualsiasi ipotesi di “utilità restituita” alla scuola. Da qui la condanna a restituire l’intero esborso stipendiale lordo, con l’aggiunta di interessi, rivalutazione monetaria e spese di giudizio.

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