Diecimila firme entro il 15 ottobre per portare in assemblea legislativa una legge regionale per supportare la genitorialità. È l’obiettivo di “Natalità bene comune”, la campagna promossa dal Forum delle associazioni familiari dell’Emilia-Romagna con oltre 70 realtà del terzo settore, la cui tappa forlivese si è tenuta ieri.
Forlì, petizione per una legge regionale sulle famiglie
I dati
Alla base dell’iniziativa i dati allarmanti sulle culle vuote: i dati statistici del 2024 e 2025 evidenziano un calo continuo della popolazione, con un’età media che ha raggiunto i 47 anni. In Emilia Romagna, il tasso di natalità è fermo all’1,14, ben lontano dalla soglia di sostituzione di 2 figli per donna, mentre la Provincia autonoma di Trento si attesta sull’1,5. «Una legge sulla natalità è fondamentale perché noi vogliamo innanzitutto garantire la famiglia come scelta personale libera – ha sottolineato Paolo Dell’Aquila, presidente Forum delle associazioni familiari di Forlì e coordinatore provinciale della petizione “Natalità bene comune” –. Garantire quindi le condizioni che rendono possibile formare una famiglia in primis e aiutarle, una volta costituite, nell’educazione dei figli garantendo, ad esempio, l’istruzione, soprattutto nel fascia da 0 a 6 anni ma anche la conciliazione tra i tempi di vita e i tempi di lavoro. Garantire e promuovere anche il modo in cui le giovani coppie guardano al futuro, promuovendo e rimuovendo se possibile gli ostacoli più concreti, come i contratti precari, i costi troppo alti, i posti al nido e così via».
Il punto locale
Un progetto che coinvolge tutte le istituzioni, a partire da quelle locali: «Bisogna lavorare molto sui giovani – ha ragionato l’assessora Paola Casara – anche nel favorire l’orientamento, la formazione e l’autonomia personale. Se vogliamo che i giovani creino delle famiglie, devono avere una stabilità lavorativa. Nel comune di Forlì abbiamo avviato, già da qualche anno, dei percorsi per avvicinare i giovani al mondo del lavoro e si è formata una community molto numerosa anche di ragazzi che magari hanno studiato a Forlì e qui si vogliono fermare anche per farsi una famiglia».
«Il più bel messaggio è vedere la politica senza colori, aderire a un percorso di straordinaria importanza – ha sottolineato il sindaco, Gian Luca Zattini –. Queste sono politiche che danno effetti nei decenni. Abbiamo una natalità con numeri imbarazzanti, che stanno già dando proiezioni nella scuola, nella previdenza, in tutti i campi della nostra vita di grandissima preoccupazione. Io credo che accanto a tutti i temi importanti di sostegno ci sia un tema culturale, perché la forma di natalità che stiamo vivendo non ha confini economici». «L’Emilia-Romagna continua a crescere in termini di popolazione – ha aggiunto la consigliere regionale Valentina Ancarani (Pd) – superando i 4,4 milioni di residenti, grazie alla sua attrattività, ma il saldo naturale resta pesantemente negativo. L’obiettivo non è dire alle persone se o quanti figli avere, ma fare in modo che chi ha questo desiderio si trovi di fronte le condizioni e le possibilità per poterlo avverare». «La caduta delle nascite parte dal 1965 e la consapevolezza del saldo negativo è arrivata nel 1993 – aggiunge il consigliere regionale Luca Pestelli (FdI) –. Servono interventi strutturali che passino anche attraverso il potenziamento del welfare aziendale e la valorizzazione del terzo settore».
«Non dobbiamo illuderci che le politiche attuali cambino le cose all’improvviso, perché paghiamo scelte mancate di venti o trent’anni fa – afferma Elena Ugolini (Rete Civica) –. Ma possiamo invertire la rotta. Il nostro obiettivo è passare da un tasso dell’1,15 all’1,51 in tre anni guardando al modello virtuoso della Provincia di Trento. È un traguardo difficile ma dobbiamo provare».