Superare le difficoltà legate a stress e ansia da prestazione sportiva e tutto ciò che circonda la vita di un giovane atleta. Questione di carattere, mentalità e approccio allo sforzo. Fattori che però si possono allenare. E’ quanto si ripropone di fare anche la Polisportiva Edera, con un progetto nato dall’allenatore della sezione taekwondo Filippo Rosati, che si è avvalso della professionalità ed esperienza di Giorgia Armeli, psicologa clinica e psicologa dello sport, per attivare un percorso di supporto psicologico per gli atleti agonisti della società, pensato per accompagnarli durante tutta la stagione sportiva. Gli obiettivi fissati sono: sostenere i ragazzi nel conciliare vita quotidiana, studio-lavoro e sport; fornire strumenti per gestire stress, ansia pre-gara e concentrazione durante la competizione; aiutare ad affrontare errori e sconfitte trasformandoli in opportunità di crescita, rafforzare la relazione atleta-allenatore, migliorando comunicazione e collaborazione; favorire la coesione del gruppo e il benessere complessivo degli atleti.
Nuovo approccio
«In palestra ho notato negli anni l’esigenza di migliorare ancora di più le performance non solo dal punto fisico, ma anche dal punto di vista mentale – racconta Filippo Rosati –. Ho notato con le generazioni che si sono susseguite che ansia, la gestione delle emozioni, sono sempre più presenti e radicate. Ho pensato fosse il momento di affidarsi a uno specialista. Ho contattato Giorgia Armeli, che lavora anche con la Figc, con gli arbitri e le ho proposto l’idea. I ragazzi sono entusiasti e hanno avuto, grazie a questi incontri, un miglioramento nel lavoro di gruppo: si sono uniti ancora di più e si è creato un consolidamento delle loro capacità».
Le modalità
Gli incontri, uno al mese, sono caratterizzati da una combinazione di parte teorica, attività pratiche ed esperienziali e momenti di condivisione e discussione in gruppo per facilitare l’apprendimento e l’applicazione delle tecniche trattate. Un progetto partito dall’Edera Taekwondo, ma che sarebbe utile per altre discipline sportive. Ecco perché la speranza è quella di coinvolgere il Comune per allargare l’attività e trovare fondi per coprire le spese. «Ho pensato di proporre per gli atleti agonisti, un progetto – spiega la dottoressa Armeli – in cui trattiamo temi a livello di psicologia dello sport, gestione di ansia, stress, difficoltà che si possono riscontrare in gara, gestione dell’errore, delle aspettative, consapevolezza delle nostre potenzialità e delle cose su cui si può lavorare, perché l’idea di questo gruppo è quella di portare gli atleti a credere molto sul fatto che mente e corpo vanno insieme. Se un atleta sa usare la tecnica, ma a livello mentale non è consapevole di tanti meccanismi, qualche difficoltà in più si potrebbe vedere anche a livello agonistico. Il gruppo, sempre rispettando la privacy di ciascuno, permette ai ragazzi di aprirsi e unirsi ancora di più. Io lavoro anche individualmente con atleti, ma è la prima volta che lo facciamo con un gruppo. Mi piacerebbe eventualmente portarlo anche in altre realtà del territorio forlivese perché lo sport è tanto importante al giorno d’oggi e crescere degli atleti consapevoli anche a livello mentale è uno sprone in più per non smettere».
La crescita dei ragazzi
Gli incontri sono iniziati a ottobre e proseguiranno fino a maggio: coinvolti una decina di ragazzi di età compresa tra i 14 e i 23 anni: «Siamo all’inizio però ho notato un buon riscontro da parte dei ragazzi – prosegue la psicologa –. C’è partecipazione, poi si vedono dinamiche diverse: c’è chi partecipa, chi ascolta, chi riporta le cose apprese negli incontri durante gli allenamenti. Vedo uno scambio positivo e questo mi fa piacere». Un progetto basato sugli atleti, ma utile anche a livello personale. «Nel primo incontro abbiamo parlato dell’equilibrio vita-sport e quindi il tema di come far coesistere più cose che ci interessano all’interno della nostra vita – riprende la professionista –: sport, amici, sport, famiglia, attività varie. Questo percorso li può far crescere come sportivi, ma anche come persone che imparano ad accettare situazioni che non si possono controllare e considerare in modo diverso situazioni che possiamo controllare di più. Sulla gestione delle emozioni ci stiamo concentrando molto, e questo vale per lo sport, ma anche per la vita di tutti i giorni».
Soddisfazione per il percorso proposto arriva dai ragazzi dell’Edera Taekwondo: «Penso sia un’idea utile e bella – dice Diana Calugareanu – perché essendo un’attività di gruppo permette anche a noi come atleti di conoscerci in altri modi. Si parla di come ci si sente dentro, come gestire le emozioni e quindi riguardano anche la vita di tutti i giorni. Di alcuni metodi che ci sono insegnati ne ero già a conoscenza, però ne sono stati introdotti di nuovi che non avevo preso in considerazione, sicuramente nelle prossime gare e competizioni sono da mettere in atto».
«Sicuramente il progetto è positivo – aggiunge un’altra atleta, Alessia Sturari –, soprattutto per il fatto che lo facciamo in squadra, ci aiuta a confrontarci e capire quali sono le difficoltà che può avere un’altra persona del team, come affronta determinate situazioni. E’ utile anche perché la psicologa è stata brava a introdurci quello che è il primo approccio all’ansia, alle pressioni, al saper gestire l’insieme di emozioni che ti porti durante l’allenamento e la gara. Le tecniche che abbiamo provato è mia intenzione portarle nelle prossime gare. Non è importante solo stare bene fisicamente, ma ci vuole un riscontro a livello mentale, altrimenti la performance ne risente. Ho fatto Europei e Mondiali e magari non sapevo neanche io quello che stavo provando: credo che avere una tecnica che ti aiuti a calmarti, far tornare la lucidità, sia sempre d’aiuto