Si è concluso con un patteggiamento a 10 mesi, con il beneficio della sospensione della pena, il procedimento giudiziario a carico dell’automobilista 81enne accusato di omicidio stradale per la morte di Maurizio Crescenzo.
La tragedia si era consumata nel luglio del 2025 lungo via Lughese, nella frazione di San Martino in Villafranca, a soli 500 metri dall’abitazione della vittima. Quel giorno Crescenzo, 56 anni, stava rientrando a casa in sella alla sua moto procedendo in direzione Lugo. L’81enne, alla guida di una Suzuki Jimny, stava uscendo dal cortile della propria abitazione per immettersi sulla carreggiata e svoltare verso Forlì. A causa di una folta vegetazione a bordo strada, la visuale dell’anziano era completamente ostruita. Per cercare di scorgere eventuali veicoli in arrivo, l’uomo era avanzato di poco con la parte anteriore dell’auto oltre il margine della carreggiata, proprio mentre sopraggiungeva la moto. L’impatto è stato violentissimo. Il centauro è stato sbalzato dalla sella rovinando sull’asfalto ad oltre dieci metri dal punto di impatto. Nonostante il tempestivo intervento del personale del 118, giunto sul posto con ambulanza ed elisoccorso, per il 56enne non c’era più nulla da fare: l’uomo è deceduto sul colpo in seguito a un arresto cardiaco. L’automobilista, rimasto illeso ma sotto shock, era stato poi trasportato in ospedale. I rilievi erano stati eseguiti dalla Polizia locale.
A fronte del quadro emerso per il reato di omicidio stradale, che prevede da 2 a 7 anni di reclusione, e di una richiesta iniziale del pubblico ministero pari a 30 mesi, la giudice Serena Chimichi ha applicato le attenuanti previste dal settimo comma dell’articolo 589-bis del codice penale, riducendo la pena finale a 10 mesi. A pesare sulla decisione finale sono stati due elementi: la scarsa visibilità del tratto stradale e il concorso di colpa della vittima. Dai rilievi e dagli elementi emersi in aula da parte del perito indicato dalla Procura, la moto condotta da Crescenzo procedeva a circa 80 km/h in un tratto di rettilineo dove vige il limite di velocità di 50 km/h. Un ruolo cruciale nella vicenda è stato svolto dalla “massiccia alberazione” che nascondeva la sede stradale. La difesa dell’81enne, affidata all’avvocato Daniele Mezzacapo, ha presentato formale contestazione alla Provincia di Forlì-Cesena per la mancata e dovuta manutenzione del verde pubblico, riservandosi di avviare un’azione risarcitoria. Solo a seguito del tragico evento l’ente di piazza Morgagni si è attivato per la potatura degli alberi e della vegetazione, un intervento che il quartiere aveva già sollecitato a più riprese prima del sinistro.