Forlì. Parte in auto prima che la passeggera sia scesa dall’auto, condannato a risarcirla con 80mila euro

Sei anni di attesa per vedere riconosciuto il proprio diritto, dopo una brutta caduta. Il Tribunale di Forlì ha condannato un automobilista e la sua compagnia assicurativa a risarcire con quasi 80mila euro (per l’esattezza 79.721 euro) una donna di 68 anni, rimasta gravemente ferita a causa della sbadatezza del conducente del veicolo su cui viaggiava come passeggera. I fatti risalgono alla sera del 2 febbraio 2019. L’auto si ferma davanti a un ristorante della zona per far scendere la moglie del conducente e la 68enne che era a bordo con la coppia. L’uomo ingrana la marcia e riparte prima che la passeggera sia completamente scesa dall’abitacolo. La donna perde l’equilibrio, rovina pesantemente a terra e l’impatto è devastante: frattura del piatto tibiale del ginocchio sinistro. Un infortunio che le costerà ben 199 giorni di inabilità temporanea e un’invalidità permanente stimata al 15%. Il caso, arrivato davanti al giudice civile del Tribunale di Forlì, Mazzino Barbensi (causa iscritta al ruolo nel 2022 e passata in decisione solo quest’anno), presentava non poche insidie probatorie. La compagnia assicurativa si era infatti difesa accanitamente, evidenziando come la scheda del pronto soccorso redatta la sera del sinistro parlasse genericamente di una “caduta accidentale”, senza fare menzione dell’auto. A inchiodare l’automobilista non sono state però le cartelle cliniche, ma le sue stesse parole. Subito dopo l’incidente, infatti, l’uomo aveva dichiarato ripetutamente davanti ai testimoni presenti nel locale di non essersi accorto che la passeggera stesse ancora scendendo. Una confessione spontanea e immediata che il giudice ha ritenuto un elemento di prova decisivo per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. L’assicurazione aveva tentato una seconda linea difensiva per ridurre l’entità del risarcimento, puntando sulla pregressa vulnerabilità della 68enne, affetta da una grave gonartrosi e con esiti di un precedente ictus. Secondo i legali della compagnia, i danni riscontrati erano sproporzionati rispetto all’impatto e da imputare alla salute già compromessa della signora. Il giudice ha però respinto fermamente questa tesi, ribaltando la logica assicurativa. Proprio perché la passeggera era un soggetto notoriamente fragile, il conducente avrebbe dovuto prestare ancora più attenzione e cautela nelle manovre di discesa. Insomma, la fragilità non esime chi guida, ma è un motivo in più per vigilare sulla sicurezza di chi trasporta. Il Tribunale ha invece rigettato la richiesta della 68enne - difesa dall’avvocato Marco Zanuccoli - di inserire nel computo dei danni anche una seconda caduta, avvenuta nell’ottobre del 2019 sotto la doccia della propria abitazione. Nonostante la difesa sostenesse che quel secondo scivolone fosse legato alle difficoltà motorie causate dal primo incidente, il giudice ha ritenuto interrotto il nesso causale, escludendo l’episodio domestico dal risarcimento. La sentenza, depositata nei giorni scorsi, dichiara l’esclusiva responsabilità dell’automobilista (rimasto contumace nel processo) e condanna quest’ultimo, in solido con l’assicurazione (difesa dall’avvocato Filippo Raffi del Foro di Ravenna), al pagamento del danno, oltre alla copertura dei due terzi delle spese legali e di perizia medica.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui