Forlì, omicidio Severi: parla la famiglia del condannato

Forlì
  • 01 maggio 2026

«Non si comprende perché la tragedia che si è abbattuta sui rapporti tra la famiglia di Daniele e gli altri fratelli avrebbe dovuto impedire un momento di comune raccoglimento e partecipazione a un dolore che non poteva non coinvolgere tutti». Attraverso una nota ufficiale affidata ai propri avvocati Corrado Dragoni e Rosita Amadori, la famiglia di Daniele Severi, il pensionato condannato in via definita all’ergastolo per l’omicidio del fratello Franco, trovato decapitato nel podere dove abitava a Seggio di Civitella il 22 giugno 2022, interviene con fermezza per replicare alle recenti dichiarazioni di Milena Severi, sorella di vittima e condannato, che aveva letto una lettera per commentare la definitiva sentenza di condanna della Cassazione per la drammatica vicenda. La moglie di Daniele, Monia Marchi, e i figli Samuele, Simone e Sara, hanno deciso di rispondere a quelle che definiscono «affermazioni lesive della propria personalità e dignità». Al centro della contestazione vi è l’accusa di una presunta «mancanza di rispetto» mossa nei loro confronti per aver preso parte alle esequie di Franco Severi. Secondo i familiari, tacciare di irrispettosità la loro presenza al funerale denoterebbe, al contrario, una «palese mancanza di sensibilità», concretizzatasi in commenti ritenuti del tutto fuori luogo in un contesto di lutto.

I legali di Monia Marchi e dei figli stigmatizzano inoltre le critiche relative alla posizione assunta dalla famiglia nei confronti di Daniele Severi. È stato infatti definito “inopportuno” il rilievo secondo cui i congiunti non avrebbero preso una posizione colpevolista o una “reale distanza” dall’imputato. I familiari ribadiscono che, al di là della ricostruzione processuale dei fatti, pretendere una condanna preventiva da parte di moglie e figli contrasta con «ogni umana considerazione del profondo affetto» che caratterizza, per natura, ogni nucleo familiare.

La famiglia confida che, da questo momento in poi, le critiche lascino spazio a un «pietoso silenzio».

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