Forlì. Omaggio alla carriera per la soprano Wilma Vernocchi

Anche se nella sua lunga carriera ha calcato i palchi più prestigiosi del mondo, quando qualche settimana fa Wilma Vernocchi ha ricevuto il premio internazionale alla carriera “Maria Malibran”, nella sala affrescata del Castello Sforzesco, per un attimo le si è chiusa la gola per l’emozione. La soprano forlivese classe 1942, che per trent’anni ha vissuto a Milano, non si aspettava di essere accolta con tanto calore. «Quando mi hanno presentata sono stata accolta da applausi incredibili - racconta -. Mi sono emozionata tanto che quando mi sono girata verso la commissione ho chiesto un sorso d’acqua: avevo la gola chiusa». Un’emozione che, tuttavia, non le ha precluso di esibirsi un attimo dopo. «Per l’occasione ho cantato un brano di Francesco Paolo Tosti. Ha composto liriche e poesie di straordinaria bellezza e raffinatezza - spiega -. Per prepararmi a quella performance, ho chiamato a casa un pianista due volte». Nonostante la lunghissima carriera Vernocchi studia sempre. «Noi cantanti lirici siamo come atleti - aggiunge -: dobbiamo allenare il corpo con la respirazione, ogni giorno. Si stupiscono perché non ho la voce vecchia, perché riesco ancora a cantare ma io mi alleno oggi come mi allenavo da giovane. Se vuoi vincere le corse, devi correre». Oggi è immersa nello studio anche quando è nel ruolo di insegnante. «Ho rinunciato a un viaggio in Finlandia perché seguo venti ragazzi dell’Istituto musicale Angelo Masini - racconta -. Sono al quarto anno di scuola e ho tanto da fare».

Studenti provenienti da tutto il mondo, come da Cina, Finlandia e Giappone solo per citare alcune nazioni, spesso raggiungono Forlì per studiare con lei. Proprio ieri, la soprano forlivese è stata raggiunta in città da un’amica di Osaka che in passato aveva studiato a Forlì. Tra i suoi allievi non c’è solo chi sogna di calcare le sue orme e ha tutta la vita davanti ma anche chi non è più giovanissimo: «Il canto è terapeutico - afferma - perché non cantare? Una volta si sentivano le donne cantare dalle finestre, gli uomini fischiettavano in bicicletta, oggi non lo fa più nessuno. La tecnologia toglie un po’ di spontaneità, lo vedo nei ragazzi». A pochi giorni dalla chiusa del Festival di Sanremo la domanda è d’obbligo: Wilma Vernocchi lo ha guardato? «Non lo seguo da anni - spiega -. Noi italiani siamo famosi in tutto il mondo per la melodia. Con quattro note, nell’arco di poco tempo, le canzoni italiane giravano il mondo e tutti le cantavano. Oggi i ragazzi ascoltano una musica che non è né americana né italiana né inglese, abbiamo perso la nostra caratteristica, siamo diventati imitatori».

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