Il Senato ha approvato un disegno di legge sulla prevenzione del melanoma attraverso l’avallo di un testo che introduce alcune modifiche a quello già votato dalla Camera. Tra le novità introdotte c’è l’istituzione di una giornata nazionale dedicata a questa neoplasia ma anche l’introduzione di una disciplina sul consenso informato per l’esecuzione di tatuaggi. Ma perché deve esserci una particolare attenzione ai nei quando ci si tatua? “Eseguire un tatuaggio sopra ad un nevo è rischioso perché non consente di valutare eventuali modificazioni del nevo che possono portare alla diagnosi precoce di melanoma - spiega Carmine D’Acunto, dermatologo Ausl Romagna -. Infatti la presenza dei pigmenti del tatuaggio rende difficile la valutazione clinica dei nevi così come interferisce con la valutazione con il dermatoscopio che è lo strumento comunemente utilizzato per la valutazione delle lesioni cutanee. Si ricorda che circa il 30% dei melanomi origina da nevi melanocitici mentre la restante parte insorge “da zero”. Proprio per la quota del 30% sono importanti i controlli periodici che consentono di evidenziare le minime variazioni nella distribuzione della melanina, valutazione possibile solo se non alterata dalla presenza di pigmenti esogeni. Per quanto riguarda la possibilità di eseguire un tatuaggio “vicino” ad un nevo non vi sono evidenze che possa essere rischioso - prosegue il medico -. E’ considerata buona norma mantenersi a distanza di almeno 1 cm dal bordo del nevo melanocitico tipico”.
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Valutare il tatuaggio
In caso di familiarità con melanomi o tumori cutanei, è bene valutare con ponderatezza anche il tipo di tatuaggio. “Sicuramente chi ha familiarità per il melanoma ha un rischio aumentato di sviluppare un melanoma, avendo un familiare di primo grado (genitori, fratello, sorella, figli) il rischio aumenta di circa 2-3 volte - spiega D’Acunto -. Per tale motivo quando si esegue una visita dermatologia, di norma, con l’anamnesi si indaga la familiarità che se positiva costituisce un campanello di allarme. Questo campanello di allarme se presente dovrebbe suggerire più cautela qualora si decida di eseguire un tatuaggio prediligendo disegni a tratto fine ed in particolare evitando disegni coprenti”.
L’appello è quello di fare prevenzione sottoponendosi ai controlli per fare prevenzione: “L’incidenza del melanoma in Italia si attesta intorno a 5-7 casi per 100000 abitanti, dati simili sono riportati anche per la regione Emilia-Romagna - quantifica D’Acunto -. Benchè l’incidenza assoluta nel giovane adulto, tra i 20 e i 39 anni, sia più bassa rispetto alla popolazione più anziana, il melanoma è uno dei più frequenti tumori in questa fascia di età”. Tornando a tattoo, quali possono essere gli effetti sulla pelle, nel breve e nel lungo periodo? “Nel breve termine le reazioni allergiche sono la complicanza più frequente, seguite dalle infezioni cutanee, dalle complicanze psico-sociali, dalla fotosensibilità e linfoadenopatia - afferma il medico -. Tra le reazioni a lungo termine le più frequenti sono le reazioni lichenoidi, un tipo di reazione infiammatoria cronica, dolore persistente e prurito. Il tatuaggio può inoltre scatenare o peggiorare dermatosi preesistenti quali psoriasi e vitiligine. Infine, i metalli pesanti presenti negli inchiostri possono causare dolore e fastidio durante la risonanza magnetica”.