Undici giorni di incontri, quasi duecento eventi, migliaia di partecipanti e due milioni di visualizzazioni dei contenuti online. Si chiude così la 17ª edizione del Festival del Buon Vivere, che dal 17 a ieri ha trasformato Forlì nel cuore pulsante di un dibattito di caratura ormai pienamente nazionale, quest’anno incentrato sul tema della “Rivoluzione della gentilezza”. I numeri di questo 2026 tratteggiano il successo di un’iniziativa capace di rinnovarsi pur rimanendo fedele alla propria identità: circa 208 appuntamenti, quasi cento realtà coinvolte e decine di ospiti internazionali e nazionali che hanno animato spettacoli, concerti, mostre, laboratori e momenti dedicati a scuole e università. Un mosaico di linguaggi che ha spaziato dalla cultura alla scienza, dalla salute all’ambiente, fino all’impegno civile e alla solidarietà. Sebbene il fulcro sia stato ancora una volta il complesso dei Musei San Domenico - con l’Auditorium della Chiesa di San Giacomo, il Refettorio, il Chiostro, Casa Buon Vivere, San Sebastiano e la Cittadella -, il festival ha attraversato l’intera città. Tutte le serate principali hanno registrato il tutto esaurito, dimostrando non soltanto l’attrattiva dei grandi ospiti, ma il bisogno diffuso di momenti di confronto reale e condivisione. Il dato più significativo che emerge è proprio il radicato senso di appartenenza: Forlì e la Romagna riconoscono sempre di più il Festival del Buon Vivere come una manifestazione propria, capace di valorizzare le energie locali mettendole in dialogo diretto con i più interessanti pensatori della scena contemporanea. «Quello che ci restituisce questa edizione è prima di tutto il senso di una comunità estesa che si riconosce nei valori dell’equità, dell’uguaglianza, della sostenibilità e della pace – dice l’ideatrice del Festival, Monica Fantini –. La Rivoluzione della gentilezza che abbiamo raccontato quest’anno non finisce qui, ma è un impegno che continueremo ad alimentare. È stata un’edizione incredibile per la partecipazione, non solo numerica ma proattiva: le persone erano preparate e desiderose di confrontarsi. Attorno al festival lavorano oltre cento realtà di differenti orientamenti politici, culturali e sociali: negli anni siamo riusciti a fare della diversità un grande valore aggiunto». Non mancano le sfide per il futuro, mentre si guarda già al traguardo dei diciotto anni. «Stiamo già lavorando alla prossima edizione, quella della maturità – conclude Fantini –. La ricerca delle risorse è faticosa e complicata, ma non vogliamo fermarci: la gente ha bisogno di luoghi in cui incontrarsi. Non è un caso che l’immagine di quest’anno sono gli abbracci tra le persone: il Buon Vivere è diventato una piattaforma attiva di partecipazione, capace di coniugare dimensione locale e visione globale per costruire una comunità più coesa e consapevole».
Forlì, numeri record per l’edizione 2026 del Festival del Buon Vivere