Forlì. Mostra sui Preraffaelliti, che successo: “Più di 40mila visitatori e tantissimi giovani, siamo tra i primi in Italia”

Sono numeri pre-Covid quelli relativi a “Preraffaelliti. Rinascimento moderno”, la nuova grande mostra organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì al Museo San Domenico. Li snocciola soddisfatto Gianfranco Brunelli, coordinatore generale per la Fondazione delle grandi mostre, pur nella doverosa prudenza che ci hanno insegnato gli ultimi anni.

«Oltre 40.000 persone hanno visitato la mostra e registriamo altre 40.000 prenotazioni. Al momento quindi siamo fra i primi in Italia».

Visitatori anche dall’estero?

«Stanno arrivando singoli e gruppi da tutto il mondo: dalla Polonia e dalla Francia, per la prima volta dalla Spagna, molti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti oppure americani che vivono in Italia ma che non conoscevano Forlì. Un grande riscontro sta venendo del resto dalla stampa internazionale, con servizi e speciali, uno fra l’altro dedicato ai cinesi che vivono in Occidente. Solo pochi giorni fa poi una televisione inglese era a Forlì per una diretta molto articolata e con le domande del pubblico, qualcosa di inedito che ci dà un ulteriore riconoscimento internazionale. E poi c’è la diffusione italiana, sempre di alto livello e con notevoli ricadute».

Elementi notevoli sul profilo dei visitatori?

«Moltissimi giovani. Trovano una mostra “pop” ma anche elegante, con un tratto estetico, un primato nel disegno che incontrano il loro gusto, meno propenso all’astrattismo».

E i forlivesi stanno rispondendo?

«Certo, ma in genere aspettano che la mostra sia verso la conclusione, quest’anno il 30 giugno, anche se stanno arrivando diversi gruppi dalla Romagna. Ora abbiamo molti da Lombardia, Marche, Toscana, Veneto e anche Emilia, ma in realtà da tutta Italia».

Qualche sala o qualche autore colpiscono particolarmente?

«I gruppi che sto guidando, e la scorsa settimana l’ho fatto anche con una classe del Liceo Morgagni, apprezzano moltissimo Burne-Jones: davanti ai suoi arazzi ho visto persone commuoversi... Attirano anche le immagini femminili di Rossetti, le “Ragazze greche che raccolgono ciottoli in riva al mare” di Leighton e tutto il confronto con il Rinascimento italiano. Moltissimi poi si complimentano per l’allestimento dello studio Lucchi e Biserni: un dialogo fra opere e silenzi che dà ritmo ed emozioni al racconto, come accade per la cuspide del Duomo di Milano».

Questo, per il riscontro del pubblico.

«Ma anche il critico Carlo Sisi, che è venuto a visitare la mostra pochi giorni fa, e ne è stato molto colpito, l’ha definita un “viaggio emozionante nell’anima” oltre che nella forma artistica. Altri si sono interessati particolarmente alle opere della terza generazione preraffaellita, soprattutto quelle della De Morgan, che qui ha un grande peso ma che, come i pittori della sua fase, finora non aveva mai ricevuto altrettanta attenzione. Il nostro lavoro ci ha permesso invece di saldare un debito: anche con le donne del gruppo, e il loro ruolo di pittrici».

E il rapporto con le scuole?

«Abbiamo almeno sei o sette classi al giorno, anche di molto piccoli. Non è da dimenticare poi l’aspetto sociale, visto che in collaborazione con Mediafriends risponderemo ai sogni di tanti bambini malati, anche a Forlì».

Qualcuno sostiene che la mostra sia molto vasta, forse troppo.

«Questa però è la prima volta in cui vengono messe in scena l’età vittoriana, e l’evoluzione dell’intera vicenda artistica preraffaellita con le sue tre linee di pensiero. Per farlo, abbiamo fatto lavorare anche tanti giovani ricercatori insieme al gruppo internazionale dei curatori. Ma tutto ciò richiedeva uno svolgimento ampio, che permettesse di comprendere anche il rapporto fra Preraffaelliti e Rinascimento, e poi il “ritorno” in Italia. Alcuni infatti sono tornati a vederla anche tre volte!».

Molti i visitatori illustri.

«Sì, da Gianni Morandi a Gene Gnocchi a Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa San Paolo, grande banca europea che ha recepito il “modello Forlì” creando sulla sua scorta le Gallerie d’Italia a Milano, Napoli, Torino... Al di là di numeri e passerelle però, siamo contenti che torni alla ribalta l’idea che conoscere e apprezzare la cultura sia un valore. Occhi, testa e anima danno nutrimento a una visione estetica: che è un comportamento, un modo di essere, è la forma superiore attraverso cui l’uomo declina sé stesso. Le grandi mostre cercano di contribuire a questa operazione, ma sono anche riuscite, come ci riconosceva Paulucci, a “togliere Forlì dal cono d’ombra” dandole un’identità, che si concretizza in un progetto culturale. L’importanza di ciò è stata attestata recentemente anche da “Il Sole 24 ore” e dall’assessore regionale Felicori, che riconoscono alla città una vocazione per le grandi esposizioni, una vera carta d’identità. Non dimentichiamo poi la collaborazione con le associazioni del territorio, che genera ben 72 eventi e una ricchezza di confronto, una circolazione di figure di intellettuali non banale. Insomma, parliamo di fattori di identità oltre che valoriali: in un periodo storico in cui le città tendono a perderli, noi invece li abbiamo ritrovati».

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