Sarebbero cresciuti dai 5 iniziali a undici i casi di morti sospette, avvenute durante o subito dopo un trasporto sulle ambulanze della Croce Rossa, sui quali sta indagando la Procura di Forlì. Ai casi già noti contestati a Luca Spada - il 27enne operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, indagato per omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e dall’aver agito mediante l’impiego di sostanze venefiche o altri mezzi insidiosi - pare se ne siano aggiunti altri. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica Enrico Luigi Tito Cieri e dal sostituto procuratore Andrea Marchini, sono state condotte dalla sezione operativa della Compagnia dei Carabinieri di Forlì e proseguono nel massimo riserbo, essendoci ancora elementi da chiarire e situazioni da valutare.
Forlì, morti in ambulanza: salgono a 11 i casi sospetti
L’esame
Un prossimo passo importante sarà attendere i risultati dell’accertamento tecnico irripetibile eseguito mercoledì nella sede del Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) dei Carabinieri di Parma, con lo scopo di prelevare tracce biologiche sui presidi posti sotto sequestro. L’obiettivo è procedere con le analisi genetiche e la comparazione dei profili Dna da una decina di dispositivi tra aghi, siringhe, cateteri, bisturi e alcuni abbassalingua. Inoltre, è stata verificata la presenza di sostanze all’interno di alcuni dispositivi. Si cercano possibili collegamenti con Luca Spada, con altre persone o con le vittime stesse. Nulla è scontato, poiché si tratta di materiale recuperato nei cestini dei rifiuti in uso sulle ambulanze, gettato via una volta pieno, e che quindi potrebbe essere stato utilizzato da chiunque fosse in servizio nei vari turni su quel mezzo.
La difesa
Luca Spada, difeso dall’avvocata Gloria Parigi, continua a proclamare la sua innocenza e attende di poter essere ascoltato dagli inquirenti per raccontare la sua versione dei fatti e respingere le accuse che gli sono mosse. Attendono risposte anche i familiari di almeno due degli anziani deceduti, che si sono rivolti agli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli per accertare se il dolore per la perdita dei propri cari non sia dovuto a un intervento umano.
La ricostruzione
I casi contestati si sarebbero verificati da febbraio a novembre 2025. Subito dopo che l’indagine è diventata di dominio pubblico, alcune famiglie che avevano subito dei lutti sono tornate indietro con la memoria ai trasporti in ambulanza, ovviamente difficilmente collegabili alla presenza di Spada almeno in base ai ricordi. Tra queste, le quattro figlie di un paziente deceduto il 13 ottobre 2025. «L’uomo era ricoverato in lungodegenza all’ospedale di Santa Sofia e, in data 9 ottobre 2025, doveva essere accompagnato in ambulanza all’ospedale di Forlì per una visita di controllo routinaria –hanno spiegato gli avvocati Starni e Mambelli –. In quella stessa data un’ambulanza adibita a trasporto secondario, condotta dall’indagato, si è recata nella struttura per prelevare il paziente. Subito dopo l’uscita, a circa un paio di chilometri di distanza, l’uomo è stato colpito da arresto cardiocircolatorio. È intervenuto un medico che è riuscito a rianimarlo. Le sue condizioni sono progressivamente peggiorate fino al decesso, avvenuto quattro giorni dopo».