Sembrano lontani i tempi in cui il mercato ambulante era affollato di gente e spesso bisognava fare la fila per provare i capi. Basta raggiungere il centro storico di Forlì il lunedì o il venerdì mattina per notare stalli rimasti vuoti, un via vai meno frenetico che testimonia quanto quell’ appuntamento che scandiva la settimana di intere generazioni ora fatica a richiamare gente. «Alla fine dello scorso anno - spiega Fabio Lucchi, vicedirettore di Confesercenti Forlì - abbiamo presentato uno studio all’Assemblea nazionale di Anva a Confesercenti proprio, purtroppo sulla desertificazione che sta colpendo mercati rionali e ambulanti. Ok. Vediamo che le attività calano, calano di numero e c’è una mancanza anche di richiamo generazionale che va sicuramente sostenuto. Anche il mercato di Forlì sta vivendo un momento difficile. Già l’anno scorso - prosegue - siamo intervenuti con una sorta di azione di accorpamento del mercato per cercare di rendere più piacevole la passeggiata. Nonostante questa azione, ci rendiamo conto che si è creato qualche altro spazio vuoto dunque, al di là del fatto che in questo periodo spesso è per qualche ambulante periodo di ferie, c’è qualcuno che ha cessato l’attività». C’è dunque preoccupazione per un settore che è in affanno. «Il mercato del lunedì e del venerdì ha una preponderanza del settore moda - prosegue Lucchi -. Sappiamo bene quanto stia subendo la concorrenza dell’online che gioca con delle regole completamente diverse da quelle a cui devono ottemperare i nostri imprenditori». «Che il mercato bi-settimanale di Forlì sia in crisi lo certifica anche l’operazione fatta di riduzione dei posteggi - evidenzia Alberto Zattini, direttore di Ascom-Confcommercio Forlì -. Da circa centoquaranta posteggi, il mercato è stato ridotto a circa cento posteggi ed è stato ridefinito all’interno del centro storico. È ovvio che oggi il mercato ha perso una parte dell’attrattività, anche perché i forlivesi hanno perso l’abitudine di frequentazione del mercato settimanale, c’è una disaffezione manifesta nei confronti del centro storico. Quando c’è qualche iniziativa di animazione la città torna a essere animata ma nel momento in cui si vive la normalità, tutto il contesto del mercato e del centro cittadino è in grande difficoltà». Tra gli ambulanti che resistono ed espongono le proprie merci, sono sempre più numerosi i cittadini stranieri ma non mancano anche imprenditori storici. «Abbiamo notato - prosegue Zattini - che c’è meno attitudine per i forlivesi ad acquistare merce etnica mentre stanno andando meglio i banchi storici, dove vengono offerti prodotti Made in Italy».
A mettere in crisi gli ambulanti è anche la normativa europea che mirava a liberalizzare i mercati: «Il problema dei rinnovi delle licenze, ovvero la Bolkestein, è ancora un elemento che grava sulla testa degli ambulanti - prosegue Lucchi -. Non essendoci chiarezza in questo senso, c’è anche questa preoccupazione verso chi eventualmente deve subentrare». Oltre all’accorpamento degli ambulanti, che da quest’anno riguarderà anche le principali fiere degli ambulanti quella di Primavera e delle Promozioni per rendere più accattivante la passeggiata al mercato, qualche altra azione potrebbe arrivare grazie alla nuova legge regionale: «L’area del mercato - ragiona Lucchi - è anche dentro al perimetro dell’hub urbano che ha individuato l’amministrazione comunale, di concerto con le associazioni di categoria, sul quale stiamo lavorando nelle sue linee strategiche. Stiamo cercando di ragionare in prospettiva se ci possono essere delle leve che ci portino a riqualificare quello che è l’offerta del mercato per cercare di rilanciarlo».
L’assessora Andrea Cintorino
Il mercato ambulante, seppur con difficoltà, resiste ma l’eco della crisi si sente anche a Forlì, tra le pieghe di una tradizione che cerca di non perdere il passo. «Negli ultimi anni - spiega l’assessora Andrea Cintorino - abbiamo assistito a un’evoluzione nelle modalità di acquisto dei nostri cittadini, che ha messo a dura prova anche la tradizionale rete del commercio ambulante. Il mercato ordinario, per la tipologia di merce offerta, ha risentito forse più di altre attività di questa crisi. In questi anni l’amministrazione comunale ha mantenuto un dialogo costante con le associazioni di categoria - sottolinea -, per favorire e sostenere la qualità e la tenuta del mercato tradizionale cittadino. Continueremo su questa strada, cercando di coniugare l’inevitabile evoluzione e le tendenze del commercio ambulante con l’impegno, gli investimenti e la professionalità dei nostri operatori». Spada di Damocle sulla testa degli ambulanti rimane la direttiva europea: «In merito all’applicazione della direttiva Bolkestein - conclude - stiamo ancora attendendo direttive regionali che tardano ad arrivare».