Medici in corsia fino a 72 anni: è una delle possibilità offerte dal decreto Milleproroghe, appena convertito in legge con voto di fiducia sia alla Camera che al Senato. Una possibilità che mira a dare una risposta alla carenza di camici bianchi.
«I commi 10 bis e 10 ter prevedono per tutto il 2026 la possibilità per i medici della sanità pubblica di prorogare l’età pensionabile fino a 72 anni - spiega Michele Gaudio, presidente dell’Ordine dei medici veterinari di Forlì-Cesena -. La misura, su base volontaria, è nata per gestire la carenza di medici dando la possibilità alle Aziende sanitarie di richiamare in servizio colleghi già pensionati».
Si tratta di una manovra a costo zero per le casse pubbliche poiché chi rientra in servizio deve scegliere tra continuare a percepire la propria pensione o ricevere lo stipendio aziendale, senza possibilità di cumulare i due trattamenti. Sono inoltre esclusi gli incarichi apicali, come le direzioni di struttura complessa o dipartimentale.
Come funziona
«Chi è ancora in servizio e sceglie di prolungare la propria attività lavorativa migliora la propria posizione previdenziale, accumulando ulteriori contributi - ragiona -. Chi invece è già andato in pensione e valuta di rientrare si trova davanti a una scelta: rinunciare alla pensione per tornare a lavorare senza un incarico di un certo livello professionale ma come un medico di prima assunzione. Non so quanti colleghi potranno e vorranno aderire». C’è poi la questione temporale. Il provvedimento scade il 31 dicembre 2026. «Siamo già a marzo e nove mesi non bastano certo a risolvere la carenza di medici - ragiona Gaudio - dunque immagino che si arriverà a un altro Milleproroghe. Il problema lo risolveremo probabilmente quando si specializzeranno i giovani colleghi che hanno intrapreso gli studi, con l’aumento delle borse negli ultimi due anni, quindi ci vorranno ancora sei-otto anni».
Medici di base
Una situazione analoga riguarda già la medicina generale, dove i medici di base possono restare in attività fino ai 73 anni. «Un conto è lavorare fino a quell’età in condizioni tranquille - nota il presidente - un altro è farlo con i ritmi di adesso e con fino a 1.800 mutuati com’è la realtà attuale». Quella offerta dal Milleproroghe sembra dunque, più una pezza per cercare di risolvere una situazione ormai consolidata da anni.
Evoluzione della sanità
«Il problema della carenza dei medici è legato alla cattiva programmazione - spiega -. Per tanti anni il numero delle borse per la laurea in medicina e chirurgia non era stimato tenendo conto non soltanto dei futuri pensionamenti, ma anche di come si sarebbe evoluta la medicina negli anni. C’è in corso una transizione demografica, stiamo diventando una popolazione sempre più anziana e peraltro in Emilia Romagna i numeri degli ultra sessantacinquenni e ultra ottantenni sono sopra la media nazionale e questo comporta il fatto che ci siano bisogni di salute, più complessi che richiedono, quindi, una maggiore attività da parte comunque di tutto il sistema sanitario nazionale». Questo non è l’unico aspetto: «è cambiato anche il bisogno di salute dei cittadini che sono più informati e quindi più esigenti da quel punto di vista».