Forlì. Maxi piano per lo sviluppo dell’aeroporto tra entusiasmo e dubbi

Forlì

’annuncio del nuovo e imponente piano industriale da 220 milioni di euro per lo sviluppo dell’aeroporto “Luigi Ridolfi” ha scosso il panorama economico locale, aprendo uno scenario di forte crescita ma sollevando al contempo reazioni diverse tra le categorie economiche e le forze sindacali. Il progetto, presentato ufficialmente lunedì sera punta all’ampliamento dell’aerostazione, alla realizzazione di un polo per la manutenzione aeronautica, a interventi sulla pista e a una prospettiva occupazionale di rilievo: raggiungere quota 1.000 addetti entro il 2030. L’operazione a lungo termine prospettata dai vertici di F.A., la società di gestione dello scalo, trova il pieno sostegno del mondo imprenditoriale. «Siamo tra i maggiori sostenitori dell’aeroporto, potremmo definirci quasi degli “ultras”, e non possiamo che apprezzare questo investimento - dicono Alberto Zattini e Andrea Zocca, direttore e presidente di Confcommercio -. Ci sono città che farebbero carte false per avere uno scalo. Un piano industriale di questa portata fa guardare al futuro con ottimismo e deve convincere gli scettici e tutte le istituzioni della centralità del Ridolfi». Da Confcommercio arriva inoltre l’auspicio che il piano sia supportato dal lavoro di squadra tra gli attori locali e la Regione Emilia-Romagna, sottolineando l’intesa strategica con Ravenna e la cornice del coordinamento regionale degli scali. Di segno diverso, seppur non priva di valutazioni positive sul merito dell’investimento, è la posizione dei sindacati. Cgil e Filt Cgil di Forlì Cesena definiscono il progetto un’opportunità fondamentale per l’economia provinciale, ma pongono l’accento sulla necessità di trasparenza e dialogo. «Ci chiediamo perché un piano industriale così rilevante non sia stato preventivamente presentato alle organizzazioni sindacali», denuncia il sindacato, ricordando che nei confronti dell’azienda è già aperta una procedura di raffreddamento su vertenze contrattuali pregresse. Per la Cgil un cambio di passo nelle relazioni industriali è indispensabile. «Lo sviluppo e l’aumento dell’occupazione devono procedere di pari passo con la qualità del lavoro e la tutela dei diritti - conclude l’organizzazione sindacale -. Chiediamo quindi un confronto immediato con F.A. e sollecitiamo un passaggio istituzionale che coinvolga il Comune di Forlì, la Provincia e la Regione Emilia-Romagna, inserendo il progetto nelle sedi di programmazione territoriali come il Patto per il Lavoro e per il Clima».

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