Forlì, marito violento condannato a due anni

Sembrava una di quelle unioni destinate a durare per sempre: oltre trent’anni di matrimonio, due figli e una vita costruita insieme. Poi, qualcosa si è rotto definitivamente, trasformando le mura domestiche in una prigione di paura. Il Tribunale collegiale di Forlì, presieduto dalla giudice Monica Galassi, ha messo la parola fine a un lungo calvario, condannando un uomo a due anni di reclusione, senza il beneficio della sospensione condizionale della pena, per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie. Secondo quanto ricostruito in aula, la spirale di violenza è iniziata nel 2021 ed è proseguita, tra alti e bassi, con un picco nel 2024 quando la donna ha temuto anche per la propria incolumità. Anni durante i quali la vittima piano piano è diventata succube del marito, che non perdeva occasione per apostrofarla con epiteti ingiuriosi, controllando i suoi spostamenti anche quando si trovava a lavoro, impedendole di essere libera nella propria abitazione tanto che doveva chiedergli il permesso per entrare in camera propria. All’ordine del giorno c’erano violenze verbali e psicologiche continuative, volte ad annientare l’autostima della donna, minacce di morte, tra cui la reiterata e terrificante promessa di dare fuoco a lei e alla casa in cui abitavano. La svolta è arrivata alla fine del 2024 quando la vittima, stremata e temendo per la propria incolumità, ha trovato il coraggio di interrompere la convivenza, fuggire da quella casa-trappola e chiedere aiuto al Centro Donna di Forlì e ai carabinieri. Da lì è iniziato il percorso di protezione e la denuncia che ha portato al processo. Nel fascicolo della Procura sono finiti diversi e gravi episodi contestati all’uomo (difeso dall’avvocata Giordana Pasini. La donna, costituitasi parte civile, è stata assistita da Maria Elena e Giulia Versari (che aiutano le vittime di questi reati a 360 gradi in un percorso fatto di sostegno emotivo, psicologico e legale per rendere le donne realmente libere di vivere una vita senza oppressioni e paure). Con la sentenza emessa dal collegio giudicante, la giustizia ha riconosciuto la gravità dei comportamenti dell’uomo, negando la sospensione della pena e ponendo un punto fermo a una drammatica vicenda di violenza sulle donne.

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