Forlì. Maltrattamenti e minacce, assolto 72enne. La difesa: «Il patriarcato non è reato»

Forlì

Assolto perché il fatto non sussiste. Si è chiuso così il processo a carico di un uomo di 72 anni, accusato di maltrattamenti e minacce nei confronti dell’ex compagna. Ieri, il collegio presieduto da Monica Galassi (a latere Marco De Leva e Andrea Priore) ha pronunciato la sentenza, mettendo la parola fine a una vicenda giudiziaria che ha scavato nelle dinamiche profonde e controverse di una relazione durata quasi vent’anni. La storia sentimentale della coppia affonda le radici in un passato lontano: lei, appena 16enne (lavoravano insieme come musicisti e artisti animando le serate romagnole), lui all’epoca già 50enne. Una differenza d’età che comunque non impedì l’inizio di un legame. Al compimento della maggiore età, subito dopo il diploma, la giovane decise di trasferirsi a casa dell’uomo nella campagna forlivese, tra lo stupore e la preoccupazione dei familiari. La vittima (che si è costituita parte civile) sarebbe cresciuta in un isolamento quasi totale, convinta dall’ormai ex compagno che il lavoro fosse solo un pretesto per cercare altri uomini e che le amicizie femminili fossero una cattiva influenza. Insomma, una giovane donna cresciuta in un clima «di manipolazione affettiva e aggressività». Nonostante i racconti di insulti, atteggiamenti sessisti («Cosa me ne faccio di te che non sai neanche cucinare?») e scenate avvenute anche davanti alla figlia minorenne, il pm ha sollevato dubbi sulla genesi della denuncia. La querela, infatti, è arrivata solo dopo anni di relazione e a seguito di un acceso litigio che aveva portato la donna ad allontanarsi da casa. In quell’occasione, il timore che l’uomo potesse portarle via la bambina, frutto della relazione con l’imputato, avrebbe spinto la donna a denunciare, configurando quindi un’azione volta più a prevenire le mosse dell’ex compagno che a sanzionare i maltrattamenti sistematici. La difesa dell’imputato, affidata all’avvocato Paola Monaldi, ha puntato sul distinguo netto tra comportamento riprovevole e reato, formulando un’arringa che ha spiazzato l’aula. Secondo la legale del 72enne, per quanto la visione dell’uomo potesse essere figlia di una mentalità datata, «il patriarcato, come oggi si usa dire, non è reato». La difesa, quindi, ha rivendicato una visione della famiglia tradizionale che, pur distante dalla sensibilità moderna, non sfocerebbe necessariamente nel codice penale. In sostanza essere un marito o un compagno autoritario e patriarcale non significa essere un criminale. L’assoluzione del 72enne sancisce che, pur in presenza di una relazione “particolare” e dai tratti sessisti, non è stata raggiunta la prova della soggezione vessatoria. Resta aperto il dibattito etico, ma quello giudiziario per l’imputato si è chiuso ieri in un’aula del Tribunale di Forlì.

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