«Vogliamo che la giustizia faccia il suo corso, auspichiamo che le due educatrici vengano allontanate definitivamente dalla professione». È la voce dei genitori dei piccoli alunni coinvolti nel drammatico caso di maltrattamenti scoppiato in una struttura per la prima infanzia del territorio.
Il grido delle famiglie
Un incubo emerso in tutta la sua cruda realtà dopo la prima udienza preliminare. «Quando è arrivata la notifica dei carabinieri sulla conclusione delle indagini, ci è caduto il mondo addosso – proseguono i genitori nello sfogo che accomuna i sentimenti delle famiglie colpite –. È stato uno dei giorni più brutti della nostra vita. Abbiamo consegnato i nostri figli a due persone riponendo totale fiducia in loro, affinché se ne prendessero cura e dessero loro il buon esempio. E invece ci siamo trovati di fronte a una verità sconvolgente». Una doccia fredda per le dieci famiglie inizialmente individuate nel percorso d’inchiesta, di cui sette si sono attivate fermamente nel procedimento penale (mentre tre hanno preferito rinunciare a costituirsi parte civile). Con il senno di poi, le mamme e i papà avevano già notato da tempo campanelli d’allarme preoccupanti e drastici cambiamenti nei comportamenti dei piccoli: disturbi del sonno, incubi notturni, pianti disperati e il rifiuto categorico di andare a scuola. A questi si aggiungevano ansia e problemi nell’alimentazione, oltre alla tremenda paura di sporcare il pannolino e di non venire poi cambiati. Manifestazioni dolorose che hanno costretto i genitori a tenere a casa i bambini, a iscriverli altrove e, soprattutto, ad avviare specifici e complessi percorsi di sostegno psicologico.
La battaglia in Tribunale
Nell’udienza di ieri, tenutasi davanti alla gup Ramona Bizzarri (pm Francesco Scardino), le parti civili rappresentate dagli avvocati Daniele Mezzacapo e Pietro Martines sono state regolarmente ammesse, superando le opposizioni sollevate dalla difesa delle due imputate, affidata all’avvocato Vittorio Manes. Per quantificare la gravità dell’impatto psicofisico subito dai piccoli, i legali hanno depositato due consulenze tecniche: una relazione medico-legale redatta dal dottor Marco Troiano e una valutazione clinico-psicologica a firma della neuropsicologa Gloria Monti. «È medicalmente accertato che i bambini hanno subito danni e che tutti hanno manifestato atteggiamenti di sofferenza sorti proprio durante la frequentazione del nido», spiegano i legali delle famiglie, che hanno formalizzato una richiesta complessiva di risarcimento danni - per i minori e per i loro genitori - pari a circa 200mila euro.
Dal canto loro, le due imputate - le titolari ed educatrici della struttura privata - hanno fatto richiesta di giudizio abbreviato, condizionato però all’esposizione e alla discussione di un proprio consulente tecnico. Si tornerà in aula a metà ottobre, giorno in cui si terranno l’esposizione del perito della difesa e l’audizione diretta delle due donne.
L’indagine
La vicenda scoppia nell’ottobre del 2025, quando una segnalazione circostanziata e ritenuta fortemente attendibile - giunta da un soggetto che aveva frequentato il nido per motivi di lavoro - ha fatto scattare gli accertamenti degli uomini della Sezione Operativa della Compagnia carabinieri di Forlì. Gli investigatori, coordinati dalla Procura, hanno raccolto e documentato un quadro indiziario pesante a carico delle due educatrici che avevano assunto condotte sistematicamente umilianti e degradanti. Sono emersi strattonamenti continui, l’uso forzato di mani o indumenti sulla bocca per soffocare i pianti e una deliberata incuria igienica, con i piccoli lasciati per ore con i pannolini sporchi. Particolarmente dure anche le punizioni: un bambino sarebbe stato legato al seggiolone all’esterno della sala mensa solo per essersi rifiutato di finire il cibo; un altro piccolo ha subito la stessa misura coercitiva per aver colpito un compagno con un cucchiaio di legno giocattolo. A fronte di elementi così stringenti, nei mesi scorsi il gip aveva applicato nei confronti delle due imputate la misura cautelare interdittiva del divieto assoluto di esercitare la professione per 12 mesi.