Ha parlato per oltre un’ora e mezza davanti alla giudice Ramona Bizzarri, fornendo la propria ricostruzione e respingendo ogni addebito. È stata ascoltata ieri in Tribunale anche la seconda educatrice e contitolare dell’asilo nido privato della città, finita a processo con l’accusa di presunti maltrattamenti in concorso ai danni di sette piccoli alunni. Un’udienza intensa, come la precedente, nell’ambito del giudizio abbreviato condizionato, che ha segnato un passaggio chiave nel percorso processuale. L’imputata ha risposto alle domande del pubblico ministero Francesco Scardino e dei legali delle parti civili, prima di lasciare spazio al consulente tecnico della difesa per l’esposizione delle valutazioni peritali rientranti nell’approfondimento probatorio. In un’aula dove il rigore delle procedure giudiziarie si è intrecciato ancora una volta con un dolore composto e misurato, erano presenti, compatti, tutti i genitori dei bambini coinvolti, costituitisi parte civile. Un momento toccante si è vissuto durante l’audizione, quando una delle mamme, nell’ascoltare le risposte dell’imputata e la ricostruzione dei fatti contestati, non è riuscita a trattenere le lacrime.
La dolorosa vicenda affonda le sue radici nell’ottobre del 2025, quando le indagini condotte dai Carabinieri — avviate a seguito della segnalazione di un operatore e sviluppate con l’ausilio di telecamere nascoste — fecero emergere i primi sospetti sulle condotte tenute all’interno della struttura, portando all’apertura del fascicolo giudiziario a carico delle due educatrici, oggi difese dall’avvocato Vittorio Manes. A sottolineare il valore formale e umano della presenza dei familiari sono stati gli avvocati di parte civile Pietro Martines e Daniele Mezzacapo: «Quello che si sta celebrando non è soltanto un processo penale, ma un momento di fondamentale importanza per famiglie che da tempo attendono di conoscere la verità su quanto accaduto all’interno del luogo dove avevano affidato con piena fiducia i propri figli». I legali hanno ribadito la straordinaria compostezza dimostrata finora dai loro assistiti di fronte a passaggi processuali particolarmente complessi sul piano emotivo: «Non è semplice ascoltare queste dichiarazioni e ripercorrere circostanze e dettagli che riguardano da vicino i propri bambini, ma la presenza costante dei genitori in aula rappresenta un segnale di enorme dignità. Le famiglie non cercano affatto clamore o condanne mediatiche, ma chiedono unicamente che si accerti la verità dei fatti con il necessario e rigoroso approfondimento». Ora, all’inizio di novembre è attesa l’udienza conclusiva.