Forlì. Maltrattamenti al nido, fissata l’udienza preliminari: due educatrici verso il processo

Un incubo vissuto tra mura che avrebbero dovuto garantire protezione, cura per la prima fondamentale crescita. A distanza di tre mesi dai primi i risvolti cautelari, la vicenda dell’asilo nido privato di Forlì compie un passo in avanti: è stata infatti fissata al 17 settembre l’udienza preliminare davanti al gup Massimo De Paoli. Le due titolari ed educatrici della struttura, accusate di maltrattamenti in concorso verso i fanciulli, si avviano concretamente verso il rinvio a giudizio. Parallelamente, le famiglie dei sette piccoli alunni coinvolti, assistite dagli avvocati Daniele Mezzacapo e Pietro Martines, hanno già espresso la ferma volontà di costituirsi parte civile per ottenere giustizia.

Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (inviata lo scorso maggio) indirizzata sia agli indagati sia alle persone offese, l’intero incarto processuale è stato formalmente messo a disposizione delle parti. L’impianto accusatorio della Procura della Repubblica appare solido e rende del tutto improbabile un’ipotesi di archiviazione. La difesa delle due educatrici è stata affidata all’avvocato Vittorio Manes, chiamato a rispondere a un quadro indiziario particolarmente pesante, ricostruito con estrema precisione dagli investigatori della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Forlì.

Le indagini

L’attività investigativa era scattata nell’ottobre del 2025, in seguito a una segnalazione circostanziata giunta da una persona ritenuta altamente affidabile, che aveva frequentato il nido per motivi professionali. Di fronte al sospetto che all’interno della struttura privata si consumassero gravi irregolarità pedagogiche, gli uomini dell’Arma hanno avviato un’articolata serie di riscontri, avvalendosi dell’ausilio decisivo di telecamere nascoste piazzate all’interno dei locali dell’asilo.

I maltrattamenti e le punizioni

Ciò che le immagini e le intercettazioni hanno documentato va ben oltre la semplice rigidità educativa, configurando – secondo la Procura – condotte sistematicamente umilianti, svilenti e lesive dell’integrità fisica e psicologica di bambini in tenerissima età. Dai filmati sono emersi episodi concreti: strattonamenti continui per le braccia, mani o indumenti usati per tappare la bocca ed evitare pianti prolungati, fino alla deliberata trascuratezza igienica con pannolini lasciati sporchi per ore.

Le punizioni, spesso sproporzionate e prive di qualsiasi senso pedagogico, prevedevano metodi coercitivi cruenti. Tra i casi citati negli atti figurano un bimbo legato al seggiolone all’esterno della sala mensa soltanto per essersi rifiutato di finire il pasto e un altro sottoposto alla medesima contenzione forzata per aver colpito un compagno con un cucchiaio di legno del set da cucina giocattolo. Gli investigatori hanno inoltre registrato episodi di somministrazione forzata del cibo, oltre al disprezzo per le sensibilità e i precetti religiosi, come nel caso di carne di maiale data a un piccolo di famiglia musulmana.

La misura cautelare

Un modus operandi ritenuto dagli inquirenti lontano anni luce dai protocolli e dall’empatia minimamente richiesta in un contesto di primissima infanzia. Proprio in virtù della gravità delle condotte riscontrate, nei mesi scorsi il gip del Tribunale di Forlì, su richiesta della Procura, aveva emesso nei confronti delle due donne un’ordinanza di custodia cautelare interdittiva, imponendo il divieto assoluto di esercitare la professione di educatrice per la durata di 12 mesi.

L’imminente udienza preliminare davanti al gup De Paoli rappresenterà dunque lo snodo fondamentale per valutare la tenuta dell’impianto accusatorio e decidere l’apertura del dibattimento, mentre la comunità locale e i genitori dei piccoli attendono che venga fatta piena luce su una vicende che ha coinvolto i propri figli.

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