Forlì. Maltratta la madre e il compagno della donna, condannato 36enne di Predappio

Forlì

Un calvario domestico fatto di minacce di morte, aggressioni fisiche e vessazioni psicologiche durato anni. Si è concluso davanti al Tribunale di Forlì, il processo a carico di un 36enne residente a Predappio, accusato di maltrattamenti aggravati ai danni della madre e del compagno di quest’ultima e, in seguito, di aver violato la misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare, scattata come conseguenza della denuncia. Secondo quanto emerso dagli atti e dalle drammatiche testimonianze delle persone offese, la situazione era divenuta insostenibile a partire dal 2019. L’abuso di alcol e sostanze stupefacenti da parte dell’imputato aveva trasformato le mura domestiche in un inferno. Gli episodi contestati descrivono una spirale di violenza crescente: schiaffi, pugni e spintoni erano all’ordine del giorno. La gravità delle condotte aveva costretto i due coniugi a temere per la propria vita, arrivando persino ad abbandonare temporaneamente la propria abitazione per cercare sicurezza altrove. Il 36enne, assistito dall’avvocato d’ufficio Leonardo Caruso Lombardi, è stato giudicato con il rito abbreviato. Durante l’udienza, il pm Andrea Marchini, ha sollecitato una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione, riconoscendo la piena responsabilità del giovane, già gravato dalla misura cautelare dell’allontanamento con braccialetto elettronico. La difesa, pur chiedendo in via principale l’assoluzione, ha chiesto in subordine il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità, evidenziando i percorsi di cura seguiti dall’imputato presso il Sert e il Csm di Forlì. Il gip, Massimo De Paoli, valutate le prove e la gravità dei fatti, ha dichiarato il 36enne colpevole, condannandolo alla pena di 1 anno e 8 mesi di reclusione. Tuttavia, il magistrato ha disposto la sostituzione della cella con il lavoro di pubblica utilità. L’imputato dovrà prestare servizio per un totale di 970 giorni (1.940 ore) presso un ente del territorio. Qui, sotto stretto monitoraggio, il giovane dovrà seguire orari e modalità prestabiliti, nel tentativo di intraprendere un percorso di recupero che metta fine a una vicenda segnata da profondo disagio e violenza. Inoltre, il 36enne è stato chiamato a risarcire il danno e le spese processuali alla madre e al compagno, che si sono costituiti parte civile appoggiandosi all’avvocato Jacopo Zanotti.

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