Forlì. Malagestione del Consiglio comunale, l’opposizione invia una diffida al prefetto

Forlì

L’opposizione fa fronte comune: Pd, M5S, Avs e la lista civica Rinnoviamo Forlì hanno inviato una diffida al presidente del consiglio comunale e al prefetto alzando il velo su quello che definiscono un «metodo Zattini» fatto di silenzi, di mancanza di trasparenza e una gestione dell’assise cittadina a puro orpello istituzionale.

Nel mirino del centrosinistra finisce la seduta odierna del consiglio comunale, dedicata interamente alla presentazione del dossier per la candidatura a capitale italiana della Cultura 2028. «Sia chiaro – avvisa il dem Giulio Marabini – non siamo dei “sabotatori”, ma siamo contro quelle modalità operative che calpestano le regole. Ci troviamo di fronte ad una certa creatività della presidenza, infatti il regolamento non prevede la convocazione di un consiglio comunale monografico su un unico tema. Al massimo, una seduta straordinaria che però non contempla la discussione dei question time». Un’opinione condivisa dal collega pentastellato Eros Brunelli che ricorda: «Nel mandato scorso non era mai successo nulla di simile. Oggi il regolamento sembra un ostacolo da aggirare». A rincarare la dose è il consigliere del Pd, Federico Morgagni: «Siamo di fronte a una giunta immobile perché profondamente divisa tra l’allineamento di Fratelli d’Italia al governo e l’imbarazzo degli altri componenti della maggioranza. In tutto questo, il sindaco si fa di nebbia, lasciando che la situazione traccheggi senza una direzione chiara». Non è da meno la consigliera di Avs, Diana Scirri: «Il Consiglio è diventato un luogo dove non si discute più, è stato svuotato della sua naturale funzione di organo deputato al confronto politico. Sedute rimandate per mancanza di argomenti, nonostante le nostre mozioni siano depositate ma si faccia di tutto per far mancare il numero legale per discuterle o, peggio ancora, vengono rinviate senza poi essere affrontate».

Per il centrosinistra, emblematico è il caso che riguarda la chiusura della scuola “Manzoni” e il dimensionamento scolastico. «Una censura istituzionale in piena regola – tuona il capogruppo dei dem Alessandro Gasperini –. La volta scorsa ci è stato impedito di discutere sui tagli alla scuola dopo aver chiuso unilateralmente la seduta, ora il documento presentato è stato addirittura stralciato dall’ordine del giorno dell’assise di oggi».

La cronistoria presentata dall’opposizione evidenzia una serie di incongruenze: dai 4,5 milioni per la nuova scuola “Manzoni” non finanziati dal Pnrr nel 2022, fino alle recenti variazioni di bilancio per la sua chiusura. «Mentre l’Amministrazione cercava di rassicurare le famiglie dicendo loro che nessuna decisione era stata presa, già nel luglio 2025 in giunta era stata approvata una delibera da 770mila euro per il trasferimento della materna “Cerini” alla nuova “Maroncelli”, così come a novembre non avevamo ottenuto risposte puntuali sul futuro della “Manzoni” (anche questa destinata a essere inclusa alla “Maroncelli”, ndr) – prosegue Gasperini –. Tutti fatti che smascherano la narrazione dell’Amministrazione e mettono in luce una totale mancanza di trasparenza nei confronti delle famiglie e dei cittadini».

Una manovra che si somma all’accorpamento dell’Ic 4 con l’Ic 9. «Una decisione calata dall’alto che si sarebbe potuta evitare se si fosse messo in atto il piano per ridefinire i bacini d’utenza, il cui studio è stato prodotto nel 2020 – sottolinea la dem Loretta Poggi –. Ci saranno ricadute, inevitabilmente sulle graduatorie dei docenti e del personale, sull’organizzazione didattica e soprattutto questa incertezza ha portato le iscrizioni a calare, passando dalle 737 alle 668 di quest’anno».

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