Forlì è in festa per la Madonna del Fuoco, patrona della Diocesi. Come d’incanto riemerge un carico di tradizioni plurisecolari: dai lumini su balconi e davanzali la notte della vigilia, alle funzioni religiose “non stop” in Duomo, senza dimenticare il rito profano della fiera ambulante, con ben 222 banchi che dalle 7.30 alle 20 di domani animeranno il centro storico, nel quadrilatero ricompreso tra la Cattedrale e piazza Saffi, mettendo in mostra abbigliamento, prodotti per la casa, gastronomia e dolciumi, fra cui spicca la celeberrima piadina della Madonna del Fuoco. In Duomo sono previste celebrazioni eucaristiche a tutte le ore, dalla messa delle 6 per i più mattinieri all’ultima funzione delle 19.15, presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni. In particolare si segnala la concelebrazione pontificale delle 11, trasmessa in diretta su Teleromagna e officiata dal vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, con la partecipazione del sindaco Gian Luca Zattini e delle altre autorità civili e militari. Nell’occasione giungerà anche una delegazione dei salinari di Cervia, nel rispetto di una tradizione sorta nel XVII secolo e che ha ripreso vigore da alcuni anni, grazie allo studioso forlivese Gabriele Zelli. Degne di rilievo anche le celebrazioni delle 8.30, presieduta dal vescovo emerito di Forlì, Lino Pizzi e delle 9.30 officiata dal vescovo di Cesena-Sarsina, Giuseppe Antonio Caiazzo.
La storia
Il culto della Madonna del Fuoco nasce dal rovinoso incendio scoppiato nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428 nell’abitazione-scuola di Lombardino Brusi da Rio Petroso, in via Cobelli, oggi occupato dalla Chiesina del Miracolo. Di questa misteriosa figura si sa solo quanto tramandato dai cronisti del tempo: sceso a Forlì da Rio Petroso, località montana tra Bagno di Romagna e Santa Sofia oggi disabitata, aveva insegnato ai suoi alunni a leggere e scrivere, ma anche a pregare davanti all’immagine della Madonna, custodita nella scuola. Era una fragilissima xilografia su carta risalente al XIV secolo, raffigurante la Vergine col Bambino circondata dai santi. Secondo quanto riferito dal pittore cronista Giovanni di Mastro Pedrino, al secolo Giovanni Merlini, uno dei testimoni oculari del miracolo, in quei giorni a Forlì faceva un freddo incredibile: agli studenti non parve vero di rimanere rannicchiati sino a tardi davanti al camino ardente, salvo poi dimenticarsi di spegnere le braci. Il rogo ridusse in cenere l’intera abitazione. «Non rimase altro – annota stupito il Merlini – che le mura e una carta con alcuna figura e nostra Donna in mezzo e perché parve grande miracolo, fo tolta dai Calonixe de Santa Croce e posta in Santa Croce con reverenzia e questa fa assai miracoli». L’attuale cappella alla Madonna del Fuoco, eretta in Duomo, fu inaugurata ufficialmente il 4 febbraio 1636.