Forlì, le morti in ambulanza: l’embolia appurata dall’autopsia e la siringa ritrovata fuori posto

Forlì
  • 16 aprile 2026

Tutti i pazienti deceduti per i quali è sospettato Luca Spada presentavano l’accesso venoso non rimosso dopo le dimissioni dalle strutture sanitarie da cui erano stati trasferiti. Un dato che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip forlivese Ilaria Rosati e che avvalora la tesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore capo Enrico Cieri e dal sostituto procuratore Andrea Marchini. Ovvero che attraverso quei canali l’autista soccorritore della Croce rossa di Forlimpopoli-Bertinoro iniettasse aria in vena, fattore all’origine delle morti improvvise.

Nel caso di Deanna Mambelli, l’85enne morta il 25 novembre scorso, decesso per il quale è scattato il provvedimento restrittivo, l’accertamento autoptico disposto dall’autorità giudiziaria ha portato al ritrovamento di “materiale aereo frammisto a materiale siero ematico nei vasi polmonari” che per le consulenti “rappresenta un reperto patognomonico di embolia gassosa acuta”. Condizione che per verificarsi richiede l’introduzione di aria in massa e in un breve arco temporale nel sistema venoso e l’occlusione del tratto ventricolo polmonare con conseguente collasso. E in una paziente come l’85enne, alle prese con problematiche cardiache, sarebbe bastata anche una quantità inferiore ai 100-200 millilitri considerati a rischio per risultare letale. Proprio le conclusioni delle anatomopatologhe, secondo le quali «la causa del decesso della Mambelli può essere ragionevolmente ricondotta causalmente ad embolia gassosa da introduzione esogena di aria nel sistema venoso tramite il catetere» applicato al braccio destro. Ecco quindi uno dei gravi indizi di colpevolezza che hanno portato gli inquirenti a imprimere una svolta all’indagine che fino a quel momento era svolto sotto traccia. Spada, secondo la ricostruzione dell’accusa, trovandosi solo nella parte posteriore dell’ambulanza con la paziente (la collega in turno con lui era alla guida e ha rimarcato di aver sentito il 27enne fare varie domande all’85enne ma di non aver udito risposte da lei) avrebbe iniettato l’aria tramite una siringa provocandone la morte. E sempre in base all’ipotesi degli inquirenti Spada avrebbe usato la siringa (diversa da quella utilizzata in precedenza durante le fasi di rianimazione per l’iniezione di adrenalina) ritrovata vicino ai binari della barella dalla collega del 27enne durante le operazioni di pulizia dell’ambulanza stessa subito dopo l’arrivo della paziente in ospedale alle 15.52 in condizioni ormai critiche, tanto che pochi minuti dopo venne dichiarato il decesso.

Analoghi accertamenti peritali sono stati eseguiti anche per gli altri cinque casi sospetti, ma pur in presenza di circostanze indiziarie, la mancata esecuzione dell’esame autoptico non ha permesso di escludere fatto endogeni. Per il musicista 84enne Vittorio Benini morto nell’ottobre del 2025, ad avviso delle consulenti il quadro clinico che ha portato al decesso è inquadrabile «sia come evento spontaneo» che come conseguenza «indotta da azioni lesive esterne» in un quadro di fragilità, così come per Vittorio Pesci, 81 anni, Edoarda Gasperini, 98 anni, Mario Francesco Scavone, 69 anni, mentre per Mirella Montanari, 77enne morta nel febbraio 2025, viene ritenuta plausibile l’iniezione di un quantitativo di aria non sufficiente a innescare l’arresto cardiocircolatorio, ma nel suo caso le consulenti valutano anche possibile l’ipotesi di una morte per cause naturali».

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