Il disegno di legge approvato dal Senato sulla prevenzione del melanoma, introduce l’obbligo di consenso informato per l’esecuzione dei tatuaggi. Il provvedimento, che ora dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva, prevede che i clienti ricevano un’informativa scritta sui rischi e sulle procedure prima dell’esecuzione del tatuaggio. Per molti operatori del settore, tuttavia, si tratta di una formalizzazione di pratiche già consolidate. «Da sempre i tatuatori professionisti fanno firmare un consenso informato relativamente ai rischi – spiega Ylenia Cammareri, titolare di Black Milk tattoo –. All’interno del modulo, viene specificato che non si può tatuare sopra i nei, ma si parla anche dettagliatamente anche di altri aspetti quali cicatrici, malattie infettive e Hiv solo per citarne alcuni».
Il cliente viene poi informato rispetto all’importanza di seguire tutte le indicazioni post tatuaggio: «Vengono date tutte le informazioni relative al post trattamento – spiega –. In particolare, quali sono i rischi di infezione se il cliente non si comporta in modo adeguato non osservando, ad esempio, una corretta igiene o utilizzando sulla cute appena tatuata cosmetici. Se tutto è fatto a regola d’arte, utilizzando materiale monouso e sterile, di problemi non ce ne sono. In 20 anni che faccio questo lavoro non ho mai avuto problemi». Il tatuaggio può rivelarsi un alleato per chi è stato colpito da un tumore, soprattutto le donne. «Io ho uno studio di tatuaggi ma mi occupo, in particolare, di trucco permanente – racconta la professionista –. Tante mie clienti sono pazienti oncologiche che, a causa della chemioterapia, hanno perso le sopracciglia insieme ai capelli oppure sono state operate al seno. In questi casi, si rivolgono a me per il tatuaggio delle sopracciglia o dell’aureola del capezzolo».
Guardarsi allo specchio senza sopracciglia dopo le cure chemioterapiche, o ritrovarsi con un seno ricostruito ma privo dell’aureola del capezzolo dopo un intervento chirurgico, può avere comprensibilmente un impatto emotivo significativo. Il tatuaggio estetico diventa, così, uno strumento per recuperare una parte della propria immagine e, con essa, un po’ di serenità. Anche in questo caso, tuttavia, si segue una procedura specifica. «Tatuo le mie clienti su presentazione del certificato dove l’oncologo dichiara che posso farlo – sottolinea –. Allo stesso modo chiediamo il certificato del medico per clienti che possono avere patologie come il diabete oppure in caso di immunosoppressione. Il professionista questa attenzione doverosa l’ha sempre avuta».