“L’inverno delle stelle” è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Nicoletta Verna. Forlivese di nascita, ora vive e lavora a Firenze, ha presentato ieri il suo ultimo libro nell’aula Magna dell’Istituto Marconi, davanti a più di 100 studenti. Un romanzo di formazione , emozionante e ambientato negli anni della Resistenza Toscana. La particolarità? È tutto narrato attraverso gli occhi di una bambina: Sirio .
Forlì, la scrittrice Nicoletta Verna: “Racconto la guerra attraverso lo sguardo di una ragazzina”
In tutti i suoi romanzi ci sono protagoniste femminili. Quanto è stato difficile ideare un personaggio sfaccettato come Sirio?
«È stata una sfida complessa perché, a differenza delle mie precedenti protagoniste adulte, Sirio è una ragazzina. Ho dovuto ricostruire la sensazione della guerra che entrava letteralmente nelle case dopo l’8 settembre, filtrandola attraverso uno sguardo infantile: innocente ma spietato, capace di cogliere l’assurdità del male degli adulti senza ancora comprenderlo pienamente».
La banda di Sirio trova un soldato ferito al Castello di Vincigliata. Come nasce il dilemma morale di salvarlo?
«Sirio scopre che il ferito è un tedesco, il “nemico” per eccellenza, ma decide comunque di curarlo. Il romanzo esplora proprio l’importanza delle scelte scomode: decidere con la propria testa è fondamentale, specialmente per i giovani, perché il mondo è mosso dalle decisioni dei singoli».
Sirio usa spesso le bugie. Perché questa scelta narrativa?
«Quando la realtà è insopportabile, la bugia diventa una fuga necessaria. È anche una metafora del fascismo, un’immensa bugia collettiva costruita per anni. Oggi viviamo nella “post-verità”, dove le fake news prevalgono sui fatti; la verità può far male, ma è l’unico modo per non farsi ingannare».
Sirio definisce la guerra un “imbroglio” degli adulti.
«Esatto. Come insegnava Rodari, la guerra è “la cosa più stupida dell’universo”, un errore evitabile che i bambini percepiscono nella sua totale illogicità».
Ha inserito figure storiche realmente vissute come Anna Maria Ichino e Margherita Hack. Che ruolo ha l’emancipazione femminile nel racconto?
«Nel ’44 le città erano gestite da donne che, pur avendo il controllo pratico, non avevano poteri legali. L’indipendenza economica, tema ancora critico oggi nel 2026, è il pilastro della vera libertà: senza autonomia finanziaria, non esiste libertà di scelta».
Il libro si chiude con un pensiero di Margherita Hack. Qual è il suo messaggio finale?
«Sirio la incontra, ancora studentessa, ad Arcetri. Margherita insegna che, guardando l’immensità dell’universo, il razzismo e la guerra appaiono come le meschinità più assurde e inutili. Il suo è un appello universale alla tolleranza e alla pace».