Forlì. La pioggia non ferma la festa della Madonna del Fuoco

Forlì

Centro storico di Forlì gremito, nonostante la pioggia intermittente caduta sin dalla vigilia, per la festa patronale della Madonna del Fuoco. Se la grande fiera ambulante, allestita per l’intera giornata nel quadrilatero via delle Torri, piazza Saffi, corso Garibaldi e le piazze Cavour, Duomo e Ordelaffi, ha catturato la consueta gran massa di utenti, l’evento religioso più importante è stato la messa pontificale in Cattedrale, celebrata alle 11 dal vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza. In prima fila c’erano il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e altri esponenti delle autorità civili, militari e dell’ordine pubblico cittadino, senza dimenticare la delegazione di una trentina di cervesi, in gran parte membri del Gruppo Culturale Civiltà Salinara, che ha offerto in dono sale raccolto nella salina Camillone, in segno di devozione e buon auspicio. Il rigoroso servizio d’ordine all’interno del Duomo è stato garantito da una quarantina di volontari del Gruppo Preghiera di Monte Paolo, Unitalsi e movimento di Comunione e Liberazione. Se nell’omelia della messa delle 9.30 il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Pino Caiazzo, ha messo al centro i giovani e la rinnovata capacità della chiesa di uscire fra la gente («non è più il tempo di suonare le campane, ma i campanelli»), il vescovo forlivese Livio ha esordito, chiedendo che la festa di oggi risvegli e rigeneri la nostra fede. Bisogna incontrare Dio e dirgli di sì”. Forlì da «quasi seicento anni (per la precisione 598, ndr) affolla la cattedrale e l’annesso santuario per ricordare un evento prodigioso, ma in sé piccolo: Dio si rivela in un piccolo segno. «Nel nostro caso – precisa Corazza – non ci sono apparizioni come a Lourdes, o a Fatima, non ci sono guarigioni di malati. Eppure questo fatto parla ancora, probabilmente perché questo quadro è stata la scintilla che ha fatto nascere un incontro». L’icona mariana non è la conclusione del prodigio, ma è l’inizio di una storia. Un rapporto che continua ancora oggi. «Dio ci viene incontro, chiedendoci di lasciarsi amare da Lui e di non mettere confini all’amore». Il presule ha concluso il suo intervento, parlando espressamente di pace. «Nell’icona miracolosa Maria, con in braccio il Figlio Gesù, è circondata da religiosi e laici, uomini e donne, vescovi e diaconi, dai dodici apostoli». È una bella immagine di Chiesa unita nella varietà dei carismi, a servizio dell’umanità. «Un popolo unito dall’amore – conclude – è deciso a donare la vita come ha fatto Gesù, per amore. Invochiamo Maria, affinché ci aiuti a rendere viva, autentica e vera anche oggi questa immagine di pace. Salviamola dalla minaccia di chi vuole distruggerla e trasformarci tutti in nemici gli uni verso gli altri, assetati di beni che non soddisfano, ma ci consumano. E hanno paura delle fiamme d’amore che non consumano, ma sanno dare vita alla vita. Temiamo le fiamme che rovinano e non il fuoco d’amore che brucia ma non consuma».

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