Forlì, la mostra su Letizia Battaglia verso il finale con numeri da record

Bambine dai grandi occhi neri, che sembrano chiedere a chi le guarda al di là dell’obiettivo il senso di quel che accade intorno a loro. Cè tempo fino all’11 gennaio (ore 9-18) per visitare al Museo San Domenico di Forlì la mostra fotografica “Letizia Battaglia. L'opera 1970-2020”, ideata e prodotta da Camera-Centro Italiano per la Fotografia, dal museo Jeu de Paume di Tours, con la collaborazione dell’Archivio Letizia Battaglia, e organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Curata da Walter Guadagnini, la mostra si avvia a chiudere con circa 30.000 visitatori in tre mesi «e 4.000 nell’ultimo fine settimana -precisa il coordinatore generale delle mostre della Fondazione, Gianfranco Brunelli-. Con questi numeri siamo terzi a livello nazionale, per quanto riguarda i visitatori delle mostre fotografiche in corso». Un grande successo, per una mostra in cui viene raccontato anche molto dolore, e che senza retorica e senza sconti mette davanti agli occhi del visitatore una realtà “radicale”. «Certo, ma non bisogna dimenticare che Letizia Battaglia è stata un punto di riferimento per quanto riguarda la qualità professionale. La sua fotografia inoltre è testimonianza, documento, tocca la narrazione della Palermo dagli anni Settanta ai Novanta per i fenomeni della criminalità, ma ne mette in luce anche i riti, le cerimonie sociali, l’antropologia... Quella di Forlì del resto è la più grande mostra che le sia stata dedicata, con 200 opere e alcuni scatti inediti anche rispetto al “Jeu de Paume” di Tours del 2024 e al festival internazionale “Rencontres d’Arles” del 2025». Che tipo di pubblico ha frequentato la mostra? «Ci sono stati molti giovani, ma anche parecchie famiglie. E poi è stata significativa, e importante dal nostro punto di vista, la risposta delle scuole». Letizia Battaglia nell’ottobre del 2021, pochi mesi prima di morire, non ancora perfettamente guarita da una brutta polmonite, aveva tenuto a Forlì un workshop fotografico collegato alla mostra “Essere umane, 30 grandi fotografe raccontano il mondo”, per un gruppo di giovani provenienti da tutta Italia. Anche per questo avete voluto ospitare una mostra delle sue opere? «Era un atto dovuto, una decisione che ho preso nei confronti di una testimone. Celebriamo infatti la legalità in tanti modi, ma a chi ha lavorato in situazioni complesse come quelle in cui operava Battaglia vanno una restituzione morale, un riconoscimento. Oltre a questo, la mostra parla di una donna che vede i suoi sogni sulla sua città infranti dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Eppure, anche quando lascia Palermo, e ritrae luoghi e volti dall’altra parte del mondo, resta forte nei suoi scatti il primato dell’umano. Così, la mostra è il nostro omaggio anche alla vicenda interiore di Battaglia, ai sogni feriti della realtà, ai sogni feriti di una donna». Biglietto: € 12-10.

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