Forlì. “La libertà non è scontata”: l’eredità del partigiano Olindo Guardigli

Forlì

«Mio nonno Olindo con fierezza mi diceva sempre: ricordati che la libertà e la democrazia non sono scontate, dobbiamo sempre lottare contro chiunque le voglia abbattere». Mavie Tommassoni, nipote di Olindo Guardigli, partigiano forlivese della Brigata Romagna, ricorda sempre le parole del nonno che lottò per la libertà e per lei il 25 aprile è una ricorrenza sempre speciale. A ricordare la figura di Olindo Guardigli è anche la figlia del partigiano e mamma di Mavie, Mirella, oggi 92enne, che in un lungo racconto, diventato poi un breve libro stampato dai familiari, ha fissato le gesta del padre visto con gli occhi di una bambina di 10 anni.

«Mia madre Mirella è ancora lucidissima – afferma Mavie – è stata una insegnante elementare alla scuola “De Amicis” e ha sempre amato scrivere. Così abbiamo trasformato i suoi ricordi in un libro per non dimenticare».

Olindo Guardigli, nome di battaglia “Leo”, nasce a Forlì il 17 ottobre 1907 da Antonio e Rosa Ravaioli, di professione elettricista svolge il servizio militare in artiglieria. Olindo entra nella Resistenza l’8 settembre del 1943, quando raggiunge le primissime formazioni partigiane a Santa Sofia e Cusercoli. Qui svolge la delicata mansione di collegamento con il comando e partecipa a diverse azioni armate. Dal 2 giugno 1944 prosegue la Resistenza in pianura a capo di una Sap (Squadre d’Azione Patriottica) che opera nel Forlivese. Partecipa a diverse operazioni di sabotaggio e prende parte alla liberazione di Forlì.

«I ricordi di mio padre partigiano iniziano in una bella giornata d’estate nel nostro cortile nella casa di Bussecchio – racconta Mirella – stavo giocando con i miei fratelli quando è arrivata una squadra di camicie nere, armati, a cercare mio padre Olindo Guardigli. Fortunatamente lo zio Paris riuscì ad andarsene in fretta e furia per avvisarlo nella sua sede di lavoro. Il babbo aveva già contatti clandestini con gli organizzatori del movimento del Forlivese e quindi sapeva dove dirigersi, in Val di Chiara, dove c’era il primo nucleo delle Brigate Garibaldine. Era la Brigata Romagna costituita da un paio di decine di clandestini». Dai ricordi della figlia di Olindo Guardigli spunta anche un noto personaggio: «Mio padre era il comandante Leo, nel suo distaccamento era presente un giovane universitario, Luciano Lama, che col babbo cominciò a dividere le parti di comandante e di commissario». Anche Mirella, pur essendo una bambina ha vissuto da protagonista la Resistenza, quando la mamma o la zia nascondevano armi nella carrozzina del fratello più piccolo per portarle ai partigiani, correndo grossi rischi. Un terribile ricordo è rimasto indelebile nella mente di Mirella: «Nell’agosto del 1944 mi capitò di accompagnare la zia Dada (era una staffetta) portando un’arma – racconta –. Dovevamo percorrere Corso Vittorio Emanuele a Forlì e sbucare in piazza Saffi, dove c’era un posto di blocco dei fascisti. La cosa terribile fu la visione che mi si presentò agli occhi: davanti al municipio appesi ai lampioni i corpi di quattro impiccati, una donna e tre uomini, coraggiosi partigiani di 21 anni, catturati ed esposti in modo indegno». Erano i corpi di Iris Versari, Silvio Corbari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. «Mi sentii gelare e mi bloccai, la visione degli impiccati non mi lascerà più per tutta la vita, è una foto in bianco e nero che porto con me e che ogni tanto si ripresenta».

Olindo Guardigli partecipò anche alla Liberazione di Forlì e nel dopoguerra si rese protagonista di un’impresa che ancora oggi viene raccontata. Quando il partito comunista vinse le prime elezioni amministrative, nel 1946, sul campanile di San Mercuriale comparve un’enorme bandiera rossa. Quando all’autore venne chiesto ragione del gesto, Olindo rispose replicando «Cosa c’è di sbagliato? Abbiamo vinto noi, o no!» e quando gli fecero presente l’opportunità di togliere la bandiera rispose: «Lo farò ma per altri due giorni resterà là a sventolare». E così fece. Il terzo giorno, di buon mattino, in piazza Saffi decine e decine di persone, naso all’aria, osservarono uno scoiattolo di nome Olindo che, munito soltanto di una cintura di sicurezza, stava scalando la guglia del campanile. Giunto alla croce Guardigli tolse la bandiera e scese con una facilità disarmante tra gli applausi dei presenti. Il partigiano forlivese è morto nel 1987 all’età di 80 anni.

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