Forlì, la Francia apre gli archivi. Filippi: «Si riaccende la speranza»

A 46 anni dalla strage di Ustica, potrebbero finalmente arrivare alcune delle risposte che i parenti delle vittime non hanno mai smesso di chiedere. In seguito alla decisione della Francia di condividere i suoi documenti sul caso, la Procura di Roma ha deciso di proseguire le indagini sul DC9 Itavia precipitato nel Tirreno il 27 giugno 1980. «Noi avevamo auspicato da tempo che si potesse trovare una collaborazione verso l’estero perché i Paesi, specialmente della Nato, non avevano mai risposto alle rogatorie internazionali se non in maniera molto blanda e lasciando molti quesiti irrisolti e senza risposta – spiega Stefano Filippi che nel drammatico schianto ha perso il padre, Giacomo –. La presidente del consiglio Giorgia Meloni si è fatta carico di provare a interloquire con il presidente francese Macron, il quale ha accettato di collaborare. Detto questo, non sappiamo su cosa verteranno i documenti». Da tempo i parenti delle vittime chiedevano un intervento politico. «Noi abbiamo sempre detto che dove la magistratura non può arrivare deve arrivare la politica e così è stato – prosegue –. Aspetteremo le prossime settimane per vedere che tipo di documentazione forniranno allo Stato italiano. Oggi (ieri per chi legge, ndr) c’è stata l’udienza a Roma per far sì che la richiesta di archiviazione venisse di fatto interrotta. Il sostituto procuratore di Roma ha evidenziato al Gip la volontà di non archiviare il procedimento ma di andare avanti e il Gip si è riservato di prendere una decisione nei prossimi giorni. Siamo fiduciosi che il Gip possa avvalorare la richiesta della Procura». Una buona notizia che, dopo tanti anni, accende un lume di speranza per fare luce su una strage che è costata la vita a 81 persone. «Diciamo che finalmente è una buona notizia poi è chiaro che bisognerà capire che cosa contengono questi documenti se sono i documenti relativi alle risposte delle rogatorie che non avevano mai depositato o se sono documenti nuovi perché sembra che ci siano anche documenti della difesa francese – prosegue Filippi –. Un passo in più è stato fatto. Dopo 46 anni, effettivamente, è un tempo abbastanza lungo, però, come dice il detto, meglio tardi che mai dal momento che l’inchiesta era veramente a un passo dalla chiusura».

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