Forlì, la cucina romagnola insegnata in Brasile

Forlì
  • 05 aprile 2026

La cucina romagnola approda in Brasile. I tre cuochi forlivesi, Loretta e Serena Arfelli e Valerio Giulianini, nei mesi di gennaio e febbraio, hanno partecipato al progetto “Le eccellenze gastronomiche dell’Emilia-Romagna si presentano”, organizzato dall’Associazione Emiliano-Romagnola Bandeirante, tenutosi nello stato di San Paulo.

Come siete venuti a conoscenza dell’iniziativa?

«Noi siamo in contatto con l’ex presidente della Consulta degli Emiliano-Romagnoli in Brasile – spiega Valerio, presidente dell’associazione culturale “Il Palazzone Aps” di Villafranca – parente di mia moglie Loretta e mia cognata Serena, che ci ha proposto di prendere parte al progetto. Abbiamo tenuto un corso di cucina nella sede di un’organizzazione non governativa, Casa de Belêm, che si occupa di accogliere e sostenere bambini che hanno subito violenza domestica. La partecipazione prevedeva il versamento di una quota e il ricavato è stato devoluto a favore delle attività dell’associazione».

Quali sono le ricette che avete insegnato ai partecipanti? Sono state apprezzate?

«Abbiamo insegnato loro la ricetta del ragù romagnolo suscitando molto interesse – aggiunge Loretta – in Brasile la carne è ottima, ma loro non hanno familiarità con questo tipo di preparazione tradizionale; inoltre gli abbiamo mostrato come cucinare le lasagne, la piadina e gli ingannapreti, una minestra tipica romagnola che si cucinava durante il periodo di Pasqua, quando i preti passavano a benedire le case. Vengono chiamati così perché somigliano ai cappelletti, con la differenza che non sono ripieni, per questo motivo i preti si illudevano di mangiare una pietanza speciale mentre in realtà si trattava di un piatto povero. Quella a Casa de Belêm non è stata l’unica iniziativa a cui abbiamo partecipato, abbiamo infatti anche tenuto un corso in un resort al mare, nel comune di São Sebastião, rivolto allo staff della cucina a cui abbiamo insegnato come preparare le lasagne, la pizza e la piadina. Erano davvero entusiasti».

Durante lo svolgimento delle attività, la lingua ha rappresentato un problema?

«Durante il corso a Casa de Belem no, siccome molti conoscevano l’italiano – spiega ancora Loretta Arfelli – ma mentre cercavamo di spiegare le procedure ai cuochi del resort abbiamo dovuto ricorrere all’uso del traduttore, in quell’occasione comunicare è stato un po’ più complicato, ma ci siamo divertiti ed è stata un’esperienza piacevole».

Avete avuto occasione di assaggiare il cibo tipico del luogo?

«Sì abbiamo mangiato bene, io ritengo che sia una buona cucina, ma è molto ricca – ammette Loretta –: piena di salse e formaggi, insomma, è un po’ “paciugata” rispetto alla nostra, che è più raffinata. Una volta siamo stati a pranzo in un ristorante di un certo livello e abbiamo ordinato del pesce, nel mio piatto il pesce non si vedeva perché era ricoperto di cocco, salse ai formaggi e addirittura una banana in cima, a coronare il tutto».

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