Forlì, l’avvocata Paola Monaldi: “Il patriarcato non è reato, è una frase forte ma è la realtà”

Forlì

“Il patriarcato non è reato”. è la frase pronunciata dall’avvocata Paola Monaldi in occasione dell’arringa finale durante il processo a carico di un 72enne forlivese accusato di maltrattamenti e minacce nei confronti dell’ex compagna. Parole che hanno portato all’assoluzione dell’uomo, ma che di fatto hanno messo in luce il divario tra la fredda logica del diritto penale e la sensibilità etica e sociale. Insomma, l’aula del Tribunale di Forlì si è trasformata nel palcoscenico di un dibattito che va ben oltre i faldoni del processo stesso.

Avvocata, la sua frase sul patriarcato ha suscitato diverse reazioni. Può spiegare il contesto giuridico in cui l’ha pronunciata e perché era necessaria per la difesa del suo assistito?

«Intanto la frase che ho pronunciato è stata detta all’interno di un contesto giuridico specifico in cui una mentalità “datata” non necessariamente sfocia nel diritto penale. Il passo successivo da fare è capire cosa si intende per patriarcato che, attenzione, in questa circostanza non vuole fare riferimento a discriminazioni o violenze. Se una donna sceglie di avere una relazione con un uomo che è legato all’idea di una famiglia tradizionale, non è contro la legge lei, ma nemmeno lui ha commesso un reato. è un retaggio vecchio certamente, ma sono situazioni che esistono e non costituiscono reato. è una scelta libera tra due persone, tra le quali non deve mancare il rispetto ovviamente. Si viene condannati per aver violato una legge specifica, non per aver adottato comportamenti che, seppur anacronistici o non condivisi, non integrano la soglia del maltrattamento che invece è perseguibile».

Come risponde a chi sostiene che una donna avvocata non dovrebbe usare argomentazioni che sembrano minimizzare dinamiche di potere patriarcali?

«Non sono interessata alla discussione. Conosco donne che farebbero di tutto per stare a casa dal lavoro e accudire il focolare facendo gestire tutto all’uomo, altre che invece preferiscono essere indipendenti. Se c’è un accordo tra due persone e si è scelto liberamente di vivere una relazione, anche se il retaggio può non rispecchiare i tempi moderni, non vuol dire essere criminali. A mio avviso questa non è violenza, che è cosa ben diversa e grave».

Ritiene che la frase “il patriarcato non è reato” , pronunciata da una donna, abbia avuto un peso diverso davanti al giudice rispetto a se fosse stata pronunciata da un collega uomo?

«Potrebbe, non so ancora se questo effettivamente abbia fatto la differenza però probabilmente pronunciata da un uomo avrebbe potuto avere un altro tipo di finale. Aspetto le motivazioni della sentenza tra 90 giorni».

Ha mai provato un conflitto interiore tra il suo essere donna e il dovere professionale di difendere un uomo accusato di maltrattamenti o peggio ancora di violenza?

«Per me è un lavoro, non avrei fatto l’avvocato altrimenti. In questo caso, ma più in generale sempre quando ho a che fare con i miei clienti, ho avuto fiducia nel mio assistito. Se non fosse stato così, avrei chiesto il patteggiamento o il rito abbreviato».

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