Forlì, l’Appennino resiste allo spopolamento ma rischia di perdere gli aiuti per dieci Comuni

Forlì
  • 13 luglio 2026

Piccoli, preziosi ma fragili, e soprattutto strategici per il futuro del territorio. È l’identikit dei Comuni dell’Appennino forlivese con meno di 5.000 abitanti, che emerge dall’elaborazione degli ultimi dati nazionali (maggio-giugno 2026) sulla presenza dei servizi di prossimità come farmacie, banche, poste e distributori. Se in Italia appena il 19,6% dei piccoli centri garantisce contemporaneamente questi quattro presidi, la collina forlivese si difende decisamente meglio: su nove borghi esaminati (Civitella, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Tredozio), ben sette registrano il pieno di servizi. Gli unici a mostrare qualche carenza sono Galeata, priva di una pompa di benzina, e Portico e San Benedetto, dove manca uno sportello bancario.

Nonostante la tenuta locale sia superiore alla media italiana, CNA Colline forlivesi lancia l’allarme e invita a non abbassare la guardia. A preoccupare è la recente Legge della Montagna (131/2025) che, introducendo nuovi criteri basati su altitudine e pendenza, rischia di penalizzare fortemente il territorio. Il presidente dell’area CNA, Villiam Antonelli, sottolinea come la nuova normativa riduca drasticamente il numero di Comuni della provincia classificati come montani, che passerebbero da sedici a soli sei, provocando una pesante perdita di incentivi e priorità negli investimenti. Sebbene la Regione Emilia-Romagna abbia concesso una proroga temporanea delle risorse, la carenza di servizi rischia di tradursi in costi più alti per le aziende e in una progressiva perdita di competitività, accelerando lo spopolamento in aree già segnate dal calo demografico.

Il futuro di queste vallate dipende quindi dalla capacità di attrarre non solo turisti, ma persone pronte a viverci e a fare impresa. Per scongiurare il rischio della desertificazione produttiva, il responsabile di CNA Colline forlivesi, Giovanni Montevecchi, rimarca la necessità di interventi strutturali e incentivi mirati. Sostenere l’Appennino non è solo una difesa locale, ma una strategia complessiva per allentare la pressione, l’inquinamento e il caro affitti delle grandi città. Per vincere questa sfida, conclude Montevecchi, sarà fondamentale l’azione di presidio della Regione affiancata da una rete solida tra amministratori locali e associazioni di categoria.

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