La candidatura a capitale italiana della Cultura 2028, ma anche i grandi cantieri legati al Pnrr e non solo. Un filo conduttore che unisce il 2025 e il 2026 di Forlì. Temi caldi che affronta il sindaco Gian Luca Zattini nel tradizionale appuntamento per un bilancio dell’anno appena terminato.
Forlì, intervista al sindaco Zattini
Sindaco Zattini, che anno è stato il 2025 per Forlì?
«E’ stato un anno complicato. Come cose da ricordare direi la candidatura a capitale della cultura, che sembra qualcosa di secondario, in realtà è voler prendere atto delle potenzialità della città, non nascondere le tante situazioni da migliorare, ma uno stimolo per fare meglio e per dimostrare che le criticità si possono superare. Io poi sono molto legato all’esordio della Fondazione Mercury che ci proietta in un mondo dove si vede il futuro, sia per la valorizzazione della nostra università, della ricerca del polo aerospaziale forlivese che rappresenta un’eccellenza, sia per la volontà di abbinarlo all’aspetto economico. Nella Fondazione Mercury abbiamo coinvolto tutte le imprese con una visione aerospaziale della regione, con la voglia di fare qualcosa di importante».
Per quanto riguarda la candidatura a capitale della cultura 2028, a gennaio ci sarà una prima scrematura importante tra le proposte.
«Doveva esserci il 18 dicembre, poi visto il numero di candidature e il fatto che la commissione si è riunita qualche giorno in ritardo, si è deciso di dare l’annuncio della prima scrematura il 20 gennaio. I tanti esperti che si sono succeduti alla visione del nostro e di altri dossier ci vedono come uno di quelli più credibili e sostanziosi dal punto di vista dei contenuti. Devo dire grazie a Gianfranco Brunelli, al nostro staff e comitato scientifico, a chi ha avuto la visione di una candidatura non direttamente legata alla città, ma al territorio: abbiamo coinvolto 45 comuni, crediamo nella Romagna e nel fattore R che deve darci una forza ulteriore nella candidatura».
Com’è la situazione dei cantieri Pnrr a sei mesi dalla scadenza?
«Sotto controllo, i cantieri stanno andando avanti, alcuni hanno già a posto l’aspetto burocratico, altri sono in itinere, però la situazione sta andando avanti come da previsione».
Sente che cambierà il volto di Forlì dopo questi lavori?
«Più che cambiarlo lo arricchirà, con alcune ulteriori perle. Sulla visione del Pnrr credo ci siano alcuni aspetti. Un Pnrr per il sistema Italia avrebbe dovuto valutare indicazioni che facessero una rivoluzione del Paese sulle grandi infrastrutture, sulla digitalizzazione, su temi che cambiano la storia e le prospettive di un paese. Da Roma il Pnrr lo avrei definito in maniera diversa, con una visione di struttura di Paese, più che di tanti piccoli o grandi cantieri sparsi per il territorio. Da noi i due cantieri cardine, quelli più problematici per la complessità dei lavori e per il fatto di essere due luoghi fortemente vincolati, il palazzo Merenda e il San Domenico, sono usciti dal Pnrr e sono entrati in altre fonti di finanziamento».
Altri due progetti importanti: la Ripa e l’ex Eridania.
«La Ripa è un’invenzione nostra. Era un oggetto ritenuto al di fuori della portata del Comune, l’abbiamo messa al centro di un’interlocuzione con il ministero della Cultura e con il sistema degli archivi di Stato, c’è già un percorso attivato: c’è una provvista economica, un punto di partenza importante per i prossimi anni nell’ottica di un polo archivistico sia comunale che di Stato, di un luogo legato ai giovani alla residenza universitaria, alla fruizione di spazi per il mondo giovanile e non. Per quanto riguarda l’Eridania, è bene chiarire che il discorso sulla collocazione della nuova Questura non riguarda lo spazio grande. Abbiamo indicato, congiuntamente alla Questura e alla Prefettura, come luogo potenzialmente idoneo la “piccola Eridania”, quella a valle della strada, quindi 3 ettari. La “grande Eridania” ribadisco che la vedo come uno spazio verde: come promisi all’atto dell’acquisizione, è un oggetto che avrà la sua attenzione una volta che avremo completato il Pnrr».
Negli ultimi mesi ci sono state diverse punzecchiature all’interno dei componenti della coalizione che l’ha sostiene: la preoccupa?
«No, abbiamo una coesione di fondo. L’aspetto importante è quando poi si arriva sia in giunta sia in consiglio comunale ci siano i numeri. Ovviamente ogni partito all’interno di una coalizione ha diritto a portare avanti alcune indicazioni, poi sta alla coalizione recepirle o meno. Nei miei sei anni e mezzo di amministrazione non ho mai avuto problemi di tenuta della maggioranza».
Però sul caso auto in piazza Saffi qualche divisione c’è stata. La sua visione?
«E’ un argomento degno di attenzione, non per nulla due grandi associazioni come Confcommercio e Confesercenti hanno sposato la fattibiltità di questa operazione. Come è venuto fuori in consiglio comunale, abbiamo bisogno di ragionarci, con associazioni, cittadini e all’interno della maggioranza per trovare il riscontro migliore. Non ci infossiamo in ragionamenti ideologici».
Sull’aeroporto, tra tasse e voci di crisi, che spettatore è il Comune?
«Uno spettatore interessato, stiamo lavorando attivamente con Regione, Governo e tutti i potenziali interlocutori perchè per noi l’aeroporto rimane un asset fondamentale per la città. Le ultime mosse sul cambiamento di alcune tasse aeroportuali hanno dato riscontri positivi. C’è l’attenzione da parte di alcune importanti compagnie. Dobbiamo partire dal concetto che nei prossimi decenni si prevede di triplicare il trasporto aereo. Di aeroporti nuovi non se ne potranno fare, chi ha uno scalo di qualità e funzionale come il nostro, ha sicuramente tutte le carte per diventare sempre di più una realtà attiva. Addirittura lo definirei l’aeroporto della Romagna per l’interesse che ha destato in altri territori, dalla Riviera al Ravennate, capace di unire un grande aeroporto e un grande porto. Siamo vigili nel valutare tutte le opportunità che possono arrivare».
Un augurio per la città nel 2026: «Continuare ad avere un atteggiamento di società coesa per quanto possibile, non imparare dalla politica che spesso non dà l’esempio giusto, ma dalla vita di tutti i giorni, in cui una comunità deve avere come obiettivo comune il benessere dei propri cittadini».