Forlì, in un mese 16 ricoverati per intossicazione da funghi

Forlì
  • 04 novembre 2024

La metà dei funghi raccolti da chi si è poi rivolto allo sportello dedicato dell’Ausl non erano commestibili e avrebbero, dunque, causato intossicazioni che nei casi più gravi persino la morte. In circa 1 mese, sono 16 in Romagna le persone finite in ospedale con intossicazioni più o meno gravi dopo aver ingerito i funghi raccolti nelle nostre colline senza averli fatti prima controllare dall’ispettorato micologico dell’Ausl. Un servizio completamente gratuito, che in città è svolto in via della Rocca 19, messo a disposizione dei cittadini proprio a salvaguardia della loro salute. “Dai primi di ottobre – spiega il responsabile, Silvio Cantori – nelle nostre quattro sedi dislocate nelle province della Romagna abbiamo accolto un elevato numero di persone, poiché quest’anno la produzione fungina è molto elevata con un numero immenso di specie in quantità molto abbondanti”. Una ricchezza che ha attirato anche molte persone senza esperienza. “Fino ad ora – quantifica - abbiamo emesso circa 400 certificati di autoconsumo per i privati, per quanto riguarda Forlì sono circa un centinaio. Visto però che i funghi saranno produttivi almeno fino alla fine di novembre, ci aspettiamo di arrivare intorno ai 600 certificati”. Non rivolgersi al servizio micologico può essere una scelta pagata a caro prezzo. A Ravenna un cittadino è infatti finito al pronto soccorso dopo aver mangiato funghi tra i quali una amanita, tra i funghi killer. “In questo caso il cittadino è stato davvero molto fortunato perché se l’è cavata. Il cappello della pericolosa amanita phalloides, velenoso e mortale, è verde più o meno intenso – sottolinea Cantori per invitare alla massima attenzione – . È invece arancione quello dell’amanita caesarea, volgarmente conosciuta come “ovolo buono”, fungo commestibile e consumabile anche crudo”. I funghi velenosi possono non dare effetti immediati. “La persona può non stare male subito dopo averli mangiati – avverte il responsabile –. Talvolta, infatti, i sintomi possono svilupparsi dopo 48ore oppure le persone possono iniziare a stare male fino a 20 giorni dopo essersene cibati”.

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