Il primo di maggio a Forlì ritorna la solennità religiosa di San Pellegrino, compatrono della città. Quest’anno l’evento avrà un sapore particolare, costituendo anche il giorno d’avvio del Giubileo dedicato al santo guaritore, che si concluderà il 4 maggio 2027. Il culmine della devozione andrà in scena nella basilica di Santa Maria dei Servi, che custodisce le spoglie mortali dell’unico forlivese finora salito alla gloria degli altari. Grazie all’impegno dei due frati Rey Regunda e Arnel Cauba, originari delle Filippine, la basilica di piazza Morgagni sta cercando di riguadagnare lo smalto di un tempo. Basta vedere l’ampia partecipazione riscontrata martedì scorso dalla processione con la statua di San Pellegrino lungo le vie del centro, guidata dal vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, senza dimenticare la Novena in preparazione alla solennità del primo maggio, con largo seguito sin dalla prima giornata del 22 aprile. Ai due Servi di Maria padre Rey e padre Arnel, che presto saranno raggiunti da un terzo frate, sempre filippino, che consentirà loro di costituirsi in famiglia religiosa, compete anche la gestione dell’intensa festa patronale, con messe alle 6, 7.15, 8.30, 9.45, 13, 15.30, 16.45, 18 e 19.15. Se alle 6 presiederà il cappellano dell’ospedale Morgagni Pierantoni, don Domenico Ghetti, alle 11 solenne pontificale del vescovo Corazza alla presenza delle autorità cittadine. Alle 15.30 presiederà il cancelliere vescovile don Paolo Giuliani, seguito alle 18 dal vicario generale don Enrico Casadei. Dalle 7.30 alle 20, nelle adiacenze della chiesa servita (piazza Morgagni, via Flavio Biondo e corso della Repubblica) si tiene la suggestiva Fiera ambulante, con decine di bancarelle ricolme non solo di cedri, uno dei simboli della festa, ma anche di oggettistica varia, gastronomia e dolciumi. La Chiesa venera San Pellegrino come patrono degli ammalati di tumore e di quanti lamentano dolori cronici ai piedi e alle gambe. Tradizione vuole che lo stesso Laziosi, nato intorno al 1265 nel rione Schiavonia, sia guarito miracolosamente da una cancrena al ginocchio. Era stato colpito dalla malattia per l’incredibile dedizione alla penitenza: pare, infatti, che non si sia seduto per vent’anni di fila. Il cerusico gli aveva prescritto l’amputazione. La sera prima dell’operazione si trascina davanti al crocifisso, nella sala capitolare, rimanendo al suo cospetto e trascorrendo l’intera notte in preghiera. Presto cade in un sogno febbrile e ha una visione: il Crocifisso si piega verso di lui, mette la mano sulla sua piaga e gli dice: «Alzati, sei guarito». Al mattino seguente Pellegrino si sveglia fresco, come rinato, senza più febbre, né tumore, né dolore alcuno. Subito diviene punto di riferimento in tutto il mondo per i malati oncologici, con guarigioni miracolose conclamate anche in età recente.
Forlì in festa per San Pellegrino