È un’opposizione senza mezzi termini quella del Comitato Cittadino di Poggio, Malmissole e Durazzanino al progetto per la realizzazione di un impianto di accumulo elettrochimico (Bess) da 100 MW nella frazione di Malmissole, promosso dalla società RNE19 Srl. Il presidente Loris Reggiani ha depositato ad Arpae, al Comune di Forlì e a tutti gli enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi un articolato «Atto Unico di Opposizione Tecnica e Legale», chiedendo il diniego definitivo e l’archiviazione del procedimento.
Il documento, elaborato con il supporto di tecnici e periti, mette in fila una serie di presunte criticità sotto il profilo ambientale, idraulico, sismico, antincendio e urbanistico. Una delle principali riguarda proprio la sicurezza idraulica: secondo il comitato, la stessa relazione geologica presentata dal proponente definisce l’area come «area di potenziale allagamento» ai sensi del Pai. Un elemento che, secondo i cittadini, sarebbe difficilmente superabile attraverso semplici prescrizioni e che risulterebbe inoltre non perfettamente coerente con un altro elaborato del progetto.
Sul fronte sismico viene contestato il fattore di sicurezza alla liquefazione dello Strato B, indicato in 1,017, quindi al di sotto della soglia di 1,3. Per il comitato questo dato, insieme alla classificazione Murlo, dovrebbe portare a un riesame da parte del Servizio geologico, sismico e dei suoli della Regione e a una verifica da parte del Genio civile. Altre perplessità riguardano il progetto antincendio, definito negli atti come un «pre-dimensionamento» e privo, secondo il comitato, dei calcoli relativi allo sfogo della sovrapressione in caso di deflagrazione. Viene chiesto inoltre un approfondimento sul bilancio idrico. Sul piano acustico, invece, i cittadini segnalano il previsto superamento dei limiti durante il cantiere, per il quale sarebbe necessaria una deroga non ancora richiesta, e considerano troppo esiguo il margine residuo stimato per il rumore notturno durante l’esercizio.
Nel mirino finisce anche la mancata valutazione degli impatti cumulativi con altri impianti presenti o previsti nell’area, tra cui la sottostazione Terna, un impianto a biogas e un secondo Bess in via Oraziana. Secondo il comitato, questo aspetto dovrebbe portare a una valutazione d’impatto ambientale cumulativa, anziché alla sola verifica di assoggettabilità relativa al singolo progetto.
Pesanti contestazioni vengono poi mosse alla documentazione tecnica. Il comitato segnala incongruenze in diversi elaborati – dagli studi acustici alla relazione idraulica, geologica e archeologica – dove comparirebbero riferimenti a proponenti, Comuni o tipologie di impianto differenti rispetto a quelli dell’istanza.
Tra le altre criticità vengono citate la classificazione dei moduli di accumulo esausti come rifiuti non pericolosi, la mancata completa mappatura delle fasce di rispetto elettromagnetico lungo il cavidotto, l’assenza di un piano di dismissione specifico per il Bess e di adeguate garanzie finanziarie per il ripristino dei luoghi. Dubbi anche sulla viabilità: la strada vicinale destinata all’accesso al cantiere e le vie di collegamento all’impianto sarebbero, secondo il comitato, inadeguate al transito dei mezzi pesanti e alle eventuali esigenze dei vigili del fuoco. Infine, il comitato pone una questione legata all’impatto sulle abitazioni. L’installazione di barriere industriali alte fino a cinque metri a ridosso delle case, sostiene, potrebbe provocare una forte svalutazione degli immobili, a vantaggio di un fondo di investimento straniero.
«Non siamo contro la transizione energetica – afferma Reggiani – ma non accettiamo che lo Stato o il Comune si facciano garanti del profitto commerciale di un fondo d’investimento estero, azzerando il valore patrimoniale delle nostre case e calpestando la nostra salute e la Costituzione». Il presidente annuncia infine battaglia: «Siamo pronti a impugnare qualsiasi autorizzazione davanti al Tar e a depositare un esposto formale alla Procura della Repubblica di Forlì».