Un terreno “liquefacibile” in caso di sisma su cui saranno posizionati 144 container di batterie e oltre 112.000 litri di olio infiammabile: sono i numeri che il Comitato di Poggio, Malmissole e Durazzanino mette sul tavolo nel nuovo round di osservazioni contro l’impianto da 100 Mw “RNE19”, che sarà inviato nei prossimi giorni agli enti competenti. Dopo il deposito del primo corposo faldone di opposizione, il Comitato annuncia l’invio di un secondo e ancora più pesante pacchetto di osservazioni integrative ad Arpae, Comune di Forlì, Vigili del Fuoco e Soprintendenza dopo che la società proponente ha depositato le ultime integrazioni. «Vogliamo che sia chiaro a tutta la cittadinanza e, soprattutto, ai funzionari pubblici della Conferenza dei servizi: il Comitato non fa un solo passo indietro, anzi raddoppia la pressione – dichiara con fermezza il presidente del Comitato Loris Reggiani –. Più studiamo le carte prodotte in extremis dalla società milanese per salvarsi dai controlli, più emergono pericoli oggettivi che nessuno può far finta di non vedere. La loro stessa relazione geologica ammette che il terreno sotto l’area d’impianto è strutturalmente “liquefacibile” in caso di terremoto. Stiamo parlando di calare un investimento puramente speculativo da oltre 60 milioni di euro, con 144 container di batterie e più di 112.000 litri di olio infiammabile nei trasformatori, sopra una spugna di sabbia satura d’acqua a ridosso delle case. Chi si assumerà la responsabilità formale e legale di firmare un’autorizzazione del genere in una zona fragile come la nostra?». La tensione nella frazione è alta, in particolare tra le famiglie colpite dai decreti di esproprio coatto e dalle servitù quarantennali lungo via Zampeschi per il passaggio del mega-cavo ad alta tensione. I residenti stanno completando in queste ore l’invio di diffide e dinieghi individuali ad Arpae, impugnando anche la contestata variante del rialzo di oltre un metro del terreno d’impianto, che secondo il Comitato minaccia di deviare le future piene alluvionali direttamente sui cortili dei vicini. «Invitiamo ufficialmente il sindaco, gli assessori competenti, i responsabili di Arpae e il Comando dei Vigili del Fuoco a venire qui con noi, sul territorio – incalza Reggiani –. Venite a vedere la vicinanza assurda alle nostre case e i punti esatti in cui dovrebbero passare i cavi e sorgere i container. Firmare un via libera restando seduti dietro a una scrivania, senza aver calpestato questa terra e senza aver parlato con chi ci vive, sarebbe un atto di grave cecità istituzionale. Difenderemo le nostre case, la nostra salute e la nostra sicurezza in ogni sede, amministrativa e giurisdizionale».
Forlì, impianti Bess: il Comitato cittadino presenta osservazioni integrative