Forlì, il sindaco Zattini: «Completare il Pnrr e l’ex Eridania. Ecco le sfide dei prossimi mesi»

Forlì

Dalle sfide del Pnrr al volto di Forlì che sta cambiando, dalla vertenza Electrolux alla fiducia rinnovata dal gruppo Ferretti. Gian Luca Zattini, sindaco di Forlì, tocca diversi argomenti nella tradizionale intervista di Ferragosto.

Sindaco Zattini, siamo quasi a metà del suo secondo mandato. Possiamo fare un mini bilancio?

«Stiamo portando avanti il programma che era alla base di un percorso. Abbiamo avuto, ovviamente, un attore fondamentale in questi anni che è il Pnrr, che sta andando a conclusione. Tanti cantieri, che si vedono e che si vedranno, da portare avanti nei prossimi anni, ma non vedo particolari criticità».

Un Pnrr che cambierà il volto di Forlì?

«Certo, anche se il Pnrr, nel quadro generale, credo che sia stata una grande incompiuta. Un progetto che doveva profondamente cambiare l’anima di un Paese, probabilmente è stato in buona misura non colto nella sua essenza. Piuttosto che pensare a migliaia e migliaia di rivoli, era meglio concentrare l’impatto economico, che è irripetibile, su qualche tema che veramente avrebbe cambiato il futuro della Nazione. Penso all’alta velocità, alla digitalizzazione, a politiche che guardino veramente le strutture del Paese».

È stato l’anno della candidatura di Forlì e Cesena a capitale della cultura 2028. Qual è l’eredità?

«L’eredità è il fatto di aver parlato di cultura sempre e comunque. Per quasi un anno è stato l’argomento principale, ha riscoperto canali, la volontà e soprattutto ha dato anche un’idea di coesione territoriale su alcuni temi. Io non nego che stiamo pensando, anche assieme alla Fondazione Cassa dei Risparmi e ad altri protagonisti, di dare un segnale che non è tutto perso solo perchè non saremo capitale, ma ci saranno alcune idee guida che potranno essere riprese tra noi e Cesena, tra i comuni e i territori che vorranno essere partner. Quindi lo vedo in ogni caso come il segnale che è stato fatto qualcosa di positivo. I dati turistici del flusso delle permanenze e degli arrivi a Forlì, registrano numeri importanti che, a detta di tutti, sono molto legati anche al fatto che Forlì è stata al centro dell’attenzione nazionale per mesi».

A proposito di cultura, stanno andando molto bene gli eventi all’arena della Rocca di Ravaldino, in piazza Saffi invece le proposte non hanno riscontrato a detta di molti grandi successi?

«Non mi pare. Alla Notte Rosa credo che fossimo arrivati al limite concesso dalla Questura, il cinema in piazzetta della Misura è andato non bene, benissimo. Abbiamo avuto numeri che hanno stupito gli stessi addetti ai lavori e quindi direi che c’è stata una risposta positiva in tutti gli avvenimenti. Gli stessi “mercoledì del cuore” hanno riscosso veramente buoni risultati, così come Giardini di Gio’. Adesso arriverà Cara Forlì, e altre iniziative settembrine che ci aspettiamo confermino l’andamento».

Settembre sarà anche il mese del nuovo incontro per Electrolux, come vede la situazione?

«Qualche segnale positivo lo si avverte. Il piano con i tagli e altre indicazioni che sembravano tombali sono stati messi in discussione. Non è una battaglia persa, perché noi ci siamo impegnati anche a condurla congiuntamente. Tutti e cinque i sindaci degli stabilimenti italiani hanno definito una lotta comune, quindi non è giusto e neanche corretto che l’eventuale uscita dal guado del comune di Forlì, piuttosto che di Porcia o di altre località, venga preso come una vittoria. Si deve essere convinti che è un percorso che guarda non tanto alla singola espressione di una Electrolux, realtà importante, ma al tema dell’industrializzazione del Paese, perché qui è in discussione il futuro industriale non di Forlì, del sistema Paese, quindi è per questo che ci deve essere una grande attenzione delle Istituzioni. Io l’ho sposata in pieno, perché credo che una realtà come Electrolux, che ci riconnette alla Becchi e alla Zanussi, debba avere tutta l’attenzione dell’Amministrazione. Parliamo di 400-500 famiglie, di persone che si vedono negare il futuro, è una tragedia che cercheremo di portare a termine nel miglior modo possibile».

Ha recentemente incontrato Anastassov, il nuovo amministratore delegato della Ferretti Group. Che impressione ne ha ricavato?

«Ottima. Io ho incontrato prima il presidente cinese, che mi ha dato anche le rassicurazioni, ha lodato il sistema Forlì. Ho poi incontrato l’amministratore delegato, che in ogni suo intervento ribadisce la centralità di Forlì e la volontà di investire e di proseguire su una linea che parte da Ferretti, il fondatore, che quindi vede in Forlì le sue radici. E a detta sia del presidente che dell’amministratore delegato, non si tagliano mai le radici. Le prime impressioni sono veramente positive».

La prospettiva alta velocità e la possibile stazione a Forlì hanno creato polemiche politiche.

«No, non sono polemiche, perché non si è capito lo spirito. Non è un Comune che si isola dal contesto per eventuali ipotesi futuribili. È un Comune che è consapevole dell’importanza dell’alta velocità, che vuole che se ne parli a tutti i livelli, che si propone legittimamente avendo, e questo credo non sia contestabile, la centralità geografica della Romagna rispetto a Rimini, rispetto a Bologna. Insomma era veramente la volontà di parlare di un argomento. Entro l’anno faremo sicuramente un convegno ad alto livello dove porteremo i protagonisti sia territoriali che tecnici per capire come ci si muove rispetto a un obiettivo così importante. Fermo restando che noi rimaniamo parte integrante della Romagna, quindi sarà un ragionamento fatto assieme ai territori».

Tema infrastrutture che si lega anche ai vari collegamenti veloci, in parte appena inaugurati?

«Certo. E’ quello che stiamo portando avanti con Cesena, Bertinoro, Forlimpopoli per creare una modalità di comunicazione più veloce, più performante. E il discorso che abbiamo attivato con Ravenna per un collegamento con il suo porto e il nostro aeroporto, per creare le condizioni giuste per uno sviluppo che nel mezzo vede l’interporto di Villa Selva, altra struttura fondamentale per il futuro della logistica e non solo. La modalità ferro-gomma è sicuramente attuale e sarà sicuramente il futuro. Noi che abbiamo una realtà come Villa Selva, riconosciuta di grandissima eccellenza».

Il prossimo autunno ci saranno i bandi sia per la gestione del teatro “Fabbri”, sia quello della Polizia locale. Che ne pensa?

«Noi abbiamo sicuramente in questi anni avuto un grandissimo partner in Accademia Perduta /Romagna Teatri che ci ha dato risultati straordinari, perché non va dimenticato che, accanto alla gestione di un teatro, sono un grande ente di produzione che li pone al centro veramente delle politiche teatrali ad altissimo livello non locale, ma nazionale. Un percorso direi che in questi anni ci ha dato ampie soddisfazioni. Poi una gara è una gara e qui non posso e non voglio dire niente. Lo stesso riguarda la Polizia locale che avrà la scadenza dell’incarico per l’attuale comandante, di cui siamo contenti. Ha dato un’ottima risposta, un segnale riconosciuto non dall’Amministrazione, ma dai cittadini, le organizzazioni, i comitati hanno notato un cambio di passo che sotto certi punti di vista ha dato le risposte che la gente si aspettava. Noi dobbiamo essere soddisfatti di una città sicura e tranquilla, dove gli indicatori esterni ci danno come una delle realtà dove si vive meglio a livello nazionale».

La sfida più grande che l’aspetta nei prossimi mesi?

«Una sfida grande, ovviamente, è attuale: portare a termine il Pnrr. Completare alcuni progetti significativi per la città che sono in una fase cruciale per il loro completamento. Una sfida che ritengo importante per la città è l’ex Eridania. Grande spazio, una conquista, dopo che per una vita non se ne parlava, e dopo che l’Amministrazione precedente pensava di costruirci 70-80mila metri quadri di cemento. Noi gli diamo come sicuro obiettivo primario un grande polmone verde, poi valuteremo cosa ci possiamo permettere di fare nelle strutture industriali vincolate, di grandissima bellezza, che però necessitano anche di un percorso di studio che abbiamo iniziato anche con l’Università di Torino, per capire quali possono essere obiettivi percorribili».

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